Capitolo 1

foto capitolo 1

Oggi è giovedì, giorno di ronda. Mi sveglio col sorgere del sole, come tutte le mattine ormai. Fuori c’è solo silenzio, anche la natura sta ferma il giovedì. Forse loro sono già nei pressi, devo sbrigarmi. Mi vesto velocemente, lego i capelli, inforco gli occhiali, metto via le lenzuola che ho usato per dormire sul divano.

Non so se ho tempo per la colazione. Faccio una breve ricognizione della casa, breve perché abito in 30 metri quadri, e tutto mi sembra uguale a settimana scorsa. Le tende che coprono le finestre rendono difficile guardare in casa da fuori. Non le sposto per guardare all’esterno: tutto deve essere come una settimana fa.

Il sole si è appena alzato, sono circa le 7 del mattino e mi sembra presto per la ronda. Decido di concedermi il lusso di preparare un tè. Mentre l’acqua si scalda, conto i filtri che mi sono rimasti: tra meno di un mese comincerò a utilizzare 3 volte lo stesso filtro come Paperon de’ Paperoni. Sarebbe carino metterci dello zucchero. Magari la prossima volta.

Indosso le scarpe da tennis e controllo se nello zaino c’è tutto. Il cellulare è carico e lo metto in una delle tasche posteriori dei jeans. Non so perché lo faccio. Non telefona più nessuno. Sono tutti morti. Comunque meglio averlo con sé, non si sa mai.

Sono pronta, non mi resta che aspettare. Intanto, appoggiata al lavandino della cucina, bevo il mio tè, l’ultimo piacere che mi è rimasto nella vita. Sa di vaniglia e cannella, e pensare che una volta la vaniglia mi faceva schifo. Mi chiedo se sia rimasto qualcuno nei palazzi di fronte al mio, se hanno capito quali sono le regole da rispettare per non farsi beccare. Se qualcuno di loro è tornato a casa, si intende… Deve esserci qualcun altro nei dintorni, non posso essere rimasta solo io.

Siamo tutti nascosti come topi. All’ultimo censimento settimanale su internet abbiamo risposto in 23.756. Poco meno di ventiquattromila persone sono vive e hanno una connessione telefonica. Stimandone altre ventiquattromila senza connessione si può dire che a Milano siamo rimasti vivi in 50.000. Ora, non voglio polemizzare, ma secondo me è stata colpa della Seconda Ondata. Potevamo farci i cazzi nostri, invece no. Lasciamo perdere, non ho voglia di innervosirmi stamattina. Oggi andrà bene, come settimana scorsa, e mi sto godendo il mio buonissimo tè sugar free alla vaniglia. Bisogna pensare positivo. Mi è rimasto solo questo.

Poso la tazza, la laverò dopo, forse. Torno nella stanza che fa sia da salotto che da camera da letto. Mi siedo sul divano e aspetto, sono un po’ nervosa ma devo restare lucida. Chiudo gli occhi e ascolto il suono del mio respiro. Se mi concentro riesco a sentirli arrivare quando sono ancora lontani. E infatti non si fanno attendere: il sibilo si sta avvicinando. È un rumore odioso, tipo quello del gesso sulla lavagna, ma un’ottava più alto, accompagnato da uno sfregamento come se qualcuno stesse usando pattini da ghiaccio su una lastra di vetro. Resto immobile, mentre il sibilo si fa sempre più forte, sempre più forte fino a scomparire improvvisamente quando il disco volante rallenta di colpo e inizia il suo giro di sorveglianza della zona, pattugliando le strade intorno a casa mia. Devo stare completamente ferma, il minimo movimento potrebbe far agitare le tende, che è come gridare “EHI, SONO QUI!”, e non devo fare il minimo rumore perché sarebbe come gridare “EHI, SONO QUI, FATEMI FUORI!”. È già successo, non a me ovviamente, ma a qualcuno di quelli che abita nel vicinato, che è saltato per aria con tutto l’appartamento.

Il disco vola accanto alle mie finestre e solo quando oscura la luce del sole mi accorgo che sto respirando troppo in fretta, ho il fiatone e non va bene. Devo calmarmi. Il disco va oltre e arriva in fondo alla via, per poi girare su se stesso e tornare indietro. Ogni volta che passa qui davanti mi sembra che rallenti un po’.

Non credo sia suggestione. Sono intimamente convinta, anche se non posso averne le prove, che il loro passaggio costante in questa zona non sia un caso; sono sicura, anche se continuano a fingere di coltivare qualche dubbio, che in qualche modo loro sanno benissimo che io sono qui.

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One thought on “Capitolo 1

  1. […] al capitolo. Ed ogni tanto pure commentando. Avvertenza: se non vi piace la fantascienza non aprite il link, non  fa per voi. Se invece vi piace quello sopra era il primo capitolo, a gennaio. Da lì in […]

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