Capitolo 3

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Credo che la mia famiglia sia morta. Non ho più ricevuto notizie da loro, quella sera ho provato a chiamare mamma ma non mi ha risposto. So che era insieme a papà perché avrei dovuto cenare con loro e quando ci eravamo sentite un paio d’ore prima mi aveva detto che lo stava aspettando per andare a fare la spesa. Le sue ultime parole sono state “Va bene, va bene, ciao”. Le avevo chiesto se poteva comprarmi del miele di acacia, da usare come dolcificante del tè al posto dello zucchero (è meno invasivo e non copre il sapore naturale dell’infuso). Non ricordo le ultime parole di papà, ci eravamo sentiti un paio di giorni prima e credo che fossero “Ciao, bimba”. Mi salutava sempre così prima di chiudere una conversazione telefonica.

Non ho mai provato a chiamare mio fratello. Sono sempre stata convinta che fosse in grado di cavarsela in ogni circostanza e voglio continuare a credere, a sperare che stia benone e che non mi cerchi perché sa che potrebbe mettermi in pericolo, come sa che io non lo contatto per lo stesso motivo. L’ho cercato su internet, ma il suo profilo Facebook non è più stato aggiornato e non ha mai risposto alle mie e-mail. Potrebbe non avere una connessione. Mi manca da morire.

Da quando è scoppiato questo casino, la mia unica finestra sul mondo è il web. Molti giornalisti di tutto il mondo non sono più riusciti a uscire dalle loro redazioni e non fanno altro che passarsi informazioni, difficilmente verificabili, che poi vengono comunque pubblicate. L’unica cosa certa è che il Presidente degli Stati Uniti è stato uno dei primi a lasciarci la pelle, insieme ad almeno la metà dei capoccia della CIA. Il Vicepresidente si è salvato per il rotto della cuffia, trascinato all’ultimo secondo in un bunker antiatomico la cui posizione è sconosciuta (non credo che sia nell’Area 51: se fossi un alieno, quello sarebbe il primo posto in cui andrei a cercarlo), da cui periodicamente lancia dei messaggi che, più che incoraggiamenti alla resistenza o suggerimenti su come cavarsela là fuori o spiegazioni su come i governi del mondo vogliono procedere nella gestione della crisi, sembrano richieste d’aiuto. Nel giro di 2 mesi sembra invecchiato di 10 anni. Ad ogni modo, è solo a causa di uno dei suoi messaggi, in cui rilasciava dichiarazioni alquanto sibilline su una certa “contrattazione non andata a buon fine”, che il web si è scatenato cercando di interpretare il significato di quelle parole, senza che poi si sia arrivati a capire davvero quale sia stata la causa scatenante di questa guerra intergalattica. Si è ipotizzato di tutto: gli alieni volevano alcuni umani per poter effettuare degli esperimenti genetici e noi non glieli abbiamo voluti dare; gli alieni volevano una qualche nostra risorsa perché gli serve come benzina per tornare a casa; il governo degli Stati Uniti ci ha venduto; no, sono stati i russi; no, sono stati i cambogiani; no, non siamo stati venduti ma ceduti ad un quadrante diverso della galassia e la federazione interstellare si sta organizzando per difenderci (adoro i fan di Star Trek); e via coglionando.

Non ho espresso ad alta voce quello che IO penso sia successo: gli alieni sono arrivati, hanno individuato i leader mondiali, hanno detto loro “consegnateci il pianeta e non vi faremo del male”, loro hanno risposto “parliamone un attimo” e gli alieni non ne hanno voluto parlare. Spesso la spiegazione più semplice è quella corretta. Fatto sta che siamo nella merda fino al collo, detto francamente.

Riorganizzarsi non è facile. Ci abbiamo già provato ed è andata parecchio male. Da quanto ho capito leggendo le ultime, siamo appena passati oltre la fase “guerra casa per casa”. All’inizio un sacco di utenti postavano video e foto di quello che accadeva intorno a loro, mentre tentavano di procurarsi del cibo o mentre cercavano disperatamente di raggiungere i propri cari. Veri e propri reportage di guerra. Poi tutto è diventato sempre più claustrofobico: filmati di persone che si affacciavano alla finestra, a loro rischio e pericolo, per riprendere la distruzione in diretta del loro quartiere; fino ad arrivare ai tweet di quei poveracci che si sono ritrovati, come me, gli alieni fuori dalla porta: “They’re here”.

Io non so cosa farò. Sono solo una ragazza che vive sola, che è rimasta sola e che sta cercando di arrivare viva alla fine di ogni giornata. Sono consapevole che presto dovrò forzatamente tirare le cuoia, non per mano mia; è già un po’ di tempo che faccio i conti con questo. Ma quando verrà il momento di voltare i piedi all’uscio, beh, almeno un alieno dovrò averlo fatto fuori. Una vita per una vita. Eccheccazzo.

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