Capitolo 6

foto capitolo 6

 

 

C’è sempre un momento, nell’arco della giornata, in cui mi annoio da morire. Allora mi preparo un tè (tra l’altro oggi ho giocato un jolly non da poco: rovistando nella dispensa ho trovato un cofanetto di legno contenente 4 selezioni di tè aromatizzati che mi è stato regalato da mio fratello qualche Natale fa. Quando l’ho aperto sembravo John Travolta in Pulp Fiction in quella scena in cui apre la valigetta con la combinazione 666 e viene pervaso da una luce dorata. Come lui, ho dovuto trattenere l’esaltazione. Ho scelto il tè nero all’arancia e spezie. Non male, anche senza zucchero) e, mentre lo sorbisco godendomela oltremodo, passo un po’ di tempo sbirciando fuori dalla finestra attraverso le tende. È così che ho scoperto che nell’appartamento di fronte al mio, dall’altra parte della strada, c’è qualcuno. Ho visto chiaramente le tende muoversi, poi una mano le ha scostate e un viso si è affacciato a guardare la strada. È durata forse un paio secondi: abbastanza da capire che si tratta dell’appartamento del dirimpettaio che era solito fumare sul balcone tutte le sere guardandomi mentre lavavo i piatti, ma non abbastanza da intuire se è stato lui ad affacciarsi o sua moglie. Non so come valutare questa informazione. I miei complimenti per aver salvato la pellaccia, per carità. Spero solo che non combinino qualche casino, tipo fare rumore, mettendo in mezzo anche me.

Essere silenziosi è diventato prioritario per la sopravvivenza. Non è facile, ma si può imparare. Stare fermi aiuta parecchio, ma somiglia molto al rigor mortis e alla lunga è stancante. Quindi bisogna liberarsi di tutte quelle abitudini che ora rischiano di metterci in pericolo. È sufficiente adottare lo stile di vita del bradipo. Ad esempio, apro i cassetti moooolto lentamente; muovo tutti gli oggetti con estrema cautela; digito sulla tastiera del pc un tasto alla volta, con tocco leggero; il cellulare è impostato su “vibrazione” e staziona su un cuscino che possa assorbirne il tremito; le zip sono pericolose, vanno chiuse lentamente; cammino indossando solo i calzini; ci metto quasi 2 ore per cucinare un po’ di riso;  e ho scoperto che posso ascoltare la musica in cuffia, se tengo il volume molto basso. Non ce ne rendiamo conto ma ci sono un sacco di cose che fanno chiasso in una casa, e anche le persone possono essere rumorose (quanto vorrei poter starnutire a piena potenza!). Ci sono giorni in cui mi limito a respirare.

Per questo non so bene come valutare la presenza del dirimpettaio. Posso controllare me stessa e le mie azioni, ma non posso controllare gli altri e chiedere loro… beh, di non farsi notare. Chissà quante altre persone sono tappate in casa, qui intorno. Non molte, credo: subito dopo il primo attacco, qualcuno ha provato ad avventurarsi per strada, forse alla ricerca di cibo. Non hanno percorso molti metri, da quello che ho visto oltre le tende e ho sentito con le mie orecchie. In quanto a rumore, sembra quasi che gli alieni non si sappiano controllare. A parte il fastidiosissimo sibilo delle loro astronavi, posso testimoniare che, quando decidono di utilizzare una delle loro armi, è meglio avere a portata di mano dei tappi per le orecchie. I colpi sparati dai dischi volanti sono violentissimi e in grado di scavare una voragine negli edifici sfondandoli da parte a parte. Il tutto opportunamente farcito di boati, urla, sibili ed esplosioni. Vale lo stesso per le loro pistole, i cosiddetti “polverizzatori”, che sono in grado di ridurre una persona in particelle e con lei tutto quello che si trova alle sue spalle nel giro di qualche metro. Uno spreco di potenza, vista la fragilità del corpo umano.

Spero che ai miei genitori non sia toccata questa brutta fine. Ma è una speranza vana. Che siano stati vittime di un qualche incidente la prima sera o che siano stati polverizzati mentre scappavano dietro il reparto detersivi, poco cambia. Spero che non abbiano avuto il tempo e la lucidità di avere paura. Anche se è triste ammetterlo, spero che siano morti subito, soffrendo il meno possibile. Spero che siano stati insieme, che si siano tenuti per mano. Spero che, in fondo al loro cuore, sapessero che i loro figli se la sarebbero cavata (io ho tutte le intenzioni di vendere cara la pelle). Spero che mio padre ne abbia preso a calci almeno un paio. Spero che non abbiano dovuto nascondersi da qualche parte in attesa di un aiuto che non sarebbe mai arrivato.

Spero che non siano stati costretti ad assistere alla Seconda Ondata.

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