Capitolo 7

foto capitolo 7

 

 

“Eserciti di tutto il mondo, unitevi!”, era lo slogan. Che stronzata.

In realtà non c’è stato un minimo di organizzazione e non si è capito chi doveva coordinare la risposta umana alle ostilità aliene. Oppure l’organizzazione c’era eccome, ma è andato subito tutto a catafascio. Forse più la seconda. Comunque, se è vero che alcuni dei paesi più avanzati della terra avevano previsto delle misure in caso di attacco alieno, queste non hanno funzionato. E con questo non voglio innescare nessuna polemica, sto solo riportando i fatti.

Due giorni dopo il primo attacco, tutte le nazioni che avevano a disposizione i mezzi per farlo si sono coordinate via internet e hanno sferrato quello che, a posteriori, si è rivelato essere il più grande suicidio di massa della storia. Gli eserciti si sono mossi via terra e via aria. Chi aveva un’arma, l’ha usata. I nordcoreani hanno pensato bene di scagliare addosso agli invasori una bomba atomica. Siccome non è servito a nulla, gliene hanno tirate altre 3. Mi rotolerei per terra tenendomi la pancia, ma non c’è un cazzo da ridere. Capito perché la gente preferisce non uscire di casa? Ma non sto polemizzando. Sono stati sprecati milioni di proiettili, tonnellate di benzina, innumerevoli F16, migliaia di carri armati di ultima generazione e non abbiamo ancora capito quante vite umane (molte a causa del fallout) per ottenere un unico risultato: li abbiamo fatti incazzare il doppio.

Così, visto che durante l’invasione “ufficiale” non siamo morti tutti e che abbiamo avuto anche la sfacciataggine di ribellarci e rispondere al fuoco, con una seconda ondata di attacchi gli alieni ci hanno asfaltato. Ci hanno messo quasi una settimana e si sono impegnati con precisione chirurgica. Hanno abbattuto tutto quello che si poteva abbattere, polverizzato tutto quello che si poteva polverizzare. Il minimo rumore li faceva arrivare. Il minimo movimento li faceva quantomeno insospettire. Sono iniziate le ronde settimanali. Nessuno si è più avventurato all’esterno.

Per quanto riguarda me, col senno di poi posso dire di essermi comportata con giudizio. Avevo scritto un elenco di tutto quello che mi serviva e che poteva fare rumore: ad esempio, collegare il caricabatterie del cellulare alla presa della corrente, aprire il frigorifero, chiudere il divano-letto (che cigolava). Quando mi accorgevo che qualcuno veniva attaccato nelle vicinanze, mi azzardavo a smarcare una per una le voci della lista e, poiché i boati coprivano il rumore che facevo, direi che mi è andata parecchio bene. Ho persino aperto la porta di casa, una mandata per ogni esplosione che sentivo. Può sembrare rischioso ma ho pensato che, se avessi avuto bisogno di uscire (scappare?) per un qualunque motivo, non avrei fatto rumore girando la chiave nella toppa; e che se l’alieno che viene a trovarmi ogni martedì avesse cercato di aprirla come la prima sera, mi sarei fatta comunque trovare pronta, zaino in spalla, armata di coltello da carne e con ai piedi le mie comodissime scarpe da tennis.

Questo non vuol dire che ciò non abbia comportato dei rischi: in quei giorni i grigi entravano quasi in ogni casa. Somigliava moltissimo a una pulizia etnica. Per questo, quando il bastardo si è presentato per la terza volta alla mia porta, ero sicura che toccasse a me. Ero pronta a tutto, anzi, davo per scontato che quel giorno avrei tirato le cuoia. Ma lui non ha più “bussato”, si è limitato a stare lì, pronto a cogliere qualsiasi rumore, mentre i suoi compagni scorrazzavano per l’edificio. Io intanto cercavo di non respirare, di non sudare, di non battere le ciglia. Da allora tutti i martedì si ripete la stessa scena: io che mi preparo ad un’eventuale fuga e che mi piazzo per tempo dietro la porta di casa con in mano il mio bel coltellaccio; loro che arrivano e invadono il palazzo per un paio d’ore; lui che si posiziona dietro la mia porta: sospetta che ci sia qualcuno, ma non cerca più di entrare.

Perché vengono qui tutte le settimane? È evidente che non stanno cercando nulla. Il loro comportamento mi è incomprensibile, ma è destinato a rimanere un mistero, visto che l’unico modo di saperne di più è uscire da qui, cosa che non ho la minima intenzione di fare, ovviamente. Mi limito a osservarli dallo spioncino, alle spalle dell’alieno, mentre salgono e scendono le scale e si danno indicazioni l’un l’altro, impegnati in qualcosa che suscita in loro grande fermento. Cosa cavolo vengono a fare in un condominio costruito negli anni ’60, mai ristrutturato e abitato per lo più da sfigati come me?

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2 thoughts on “Capitolo 7

  1. Bibixy ha detto:

    Fino a domenica io non ce la posso fare. Per intanto ho smesso di comportarmi da vecchia zitella e guardare dallo spioncino ogni volta che sento qualche rumore sulle scale…

  2. ninettavostra ha detto:

    Che bello, il primo commento su questo blog! Grazie, Bib!
    Dai che domenica arriva presto! E la situazione si ingarbuglia!
    ciaoooo

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