Capitolo 8

foto capitolo 8

 

Sono sicura che qualcosa mi abbia toccato, stanotte. Sono nel letto con gli occhi sbarrati, il respiro affannato, anche se sto cercando in tutti i modi di controllarlo, di simulare un sonno che se ne è andato.

Non stavo sognando, o perlomeno non stavo parlando mentre dormivo, come mi è capitato di fare un paio di volte ultimamente. Non bisogna fare rumore. Ma qualcosa mi ha sfiorato il viso e poi è sceso dal letto, l’ho percepito distintamente e ho spalancato gli occhi, stavo per urlare ma il passaggio dalla fase REM al risveglio completo è stato talmente repentino che mi sono bloccata. Dio, che mal di testa.

Sembro uno stoccafisso. Ma quando arriva l’alba? Ruoto lo sguardo intorno ma non ho il coraggio di muovere la testa, quindi non vedo quasi nulla, maledetta miopia. Ho il viso talmente teso che la ruga in mezzo agli occhi comincia a farmi male. Stringo il lenzuolo nei pugni. Cosa faccio se c’è qualcosa nella stanza? Cosa posso fare?

Devo ricordarmi di tenere il coltello in camera da domani sera. Se ci arrivo, a domani sera.

Mettiamo che ci sia qualcosa, qualcuno… qualcosa nella stanza. Perché non fa rumore? Perché non lo sento respirare? Sono sicura di non essermelo inventato, la sensazione è stata nettissima. Succedeva lo stesso col mio gatto, quando abitavo a casa dei miei. Ogni tanto saliva sul letto per controllare se dormivo, se c’era spazio accanto a me per un pisolino. Non lo sentivo avvicinarsi… ma lo sentivo scendere dal letto, spingere con le zampe posteriori per raggiungere il pavimento, e stanotte ho percepito esattamente la stessa cosa. Ma non poteva essere un gatto. Sfido qualunque felino ad aprire la porta usando la maniglia.

Come faccio, come faccio, come posso fare se c’è qualcosa nella stanza?

Sento gli uccellini cantare, il sole sta per sorgere! Sì, percepisco un leggero chiarore entrare dalla finestra.

Aspetta, aspetta un attimo: se gli uccelli cantano vuol dire che non ci sono dischi nei paraggi! Quindi in teoria non c’è niente in giro… cosa mi ha toccato, allora? Cazzo… muoviti, sole, muoviti!

Tutti i muscoli mi fanno male. Ho bisogno di girarmi, di far uscire la mano da sotto il lenzuolo, afferrare gli occhiali, indossarli, guardare intorno e colorare di nero il culo di qualche grigio, nel caso. Ma la rabbia e la razionalità non hanno ancora preso il posto del terrore che ho addosso. Sto sudando, non capisco se è per la tensione o per il caldo. La stanza è ancora troppo buia, anche se gli uccellini ci stanno dando dentro. Che bel suono. Cerco di concentrarmi su questo per rilassarmi, tanto devo aspettare almeno un’altra mezz’ora prima di capire se c’è un’ombra di troppo nella camera.

Dove sei, uh? Dove sei!

Ecco che monta la rabbia, molto bene. Ruoto di nuovo lo sguardo ma non noto niente. Lentamente, moooolto lentamente, giro la testa verso la porta della camera. Ora la luce mi permette di distinguerla molto bene, mi sembra chiusa, non ci vedo bene ma mi sembra chiusa.

Uhm.

Non devo abbassare la guardia. Abbassare la guardia significa prenderlo nel culo, e non è ancora tempo. Guardo di nuovo gli oggetti presenti nella stanza. Cosa può fungere da arma contundente? Non c’è nulla a portata di mano. L’unica cosa che mi viene in mente è il bastone appendiabiti, che però è chiuso nell’armadio. Meglio di niente. Dovrò essere veloce. E silenziosa. Ok, ora il chiarore è sufficiente. La mia mano destra esce da sotto il lenzuolo e afferra gli occhiali. Con cautela avvicino le stanghette alle labbra e le allargo. Infilo gli occhiali e finalmente le forme degli oggetti diventano distinguibili. Lo stereo. Il televisore. La lampada. Il soffitto. La porta, che è chiusa.

Questa è stata la parte facile. Adesso mi devo alzare.

Ok, ok, facciamolo come se fosse una danza. Martha Graham, Martha Graham versione ninja. Con un movimento fluido mi libero del lenzuolo, rotolo sul letto, scendo dalla parte dell’armadio, apro l’anta, afferro il bastone appendiabiti, mi volto, mi accovaccio e lo punto sotto il letto: non c’è nulla, mi volto ancora verso l’interno dell’armadio, non voglio fregature, ma non c’è nulla neanche lì. Ci ho messo meno di tre secondi, zero rumore, sono una strafiga.

Una strafiga paranoica, a quanto pare.

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