Capitolo 9

foto capitolo 9

 

Oggi fa un caldo boia, il meteo lo aveva preannunciato (il Meteosat funziona ancora ed evidentemente c’è qualcuno di buona volontà che interpreta i dati e li comunica al mondo). Eppure sono solo i primi di giugno, “anticipo d’estate”, l’hanno chiamato, ed è destinato a peggiorare. È un fottutissimo casino, cazzo. Non posso aprire la finestra, non posso certo aprire la porta, ed è troppo presto per accendere l’aria condizionata, che comunque farebbe troppo rumore. Come farò ad agosto? La vedo male. Raccatto un ventaglio da un cassetto e lo metto a portata di mano, per ora la caldazza è sopportabile. Se butterà male, mi infilerò nel frigo, chemmifrega.

Mi collego in rete per leggere le ultime. A Parigi sono organizzatissimi, si sono barricati in una zona a nord della città insieme all’esercito e sono decisi a vendere cara la pelle. Qualcuno twitta gli aggiornamenti: “Touche pas à ma planète” è il motto, vai così.

Entro in Facebook, e subito noto un certo movimento. Un tizio ha inviato una disperata richiesta di aiuto, cerca un medico perché la moglie deve partorire. Ha scritto il proprio indirizzo, ha detto che aveva chiamato l’ospedale ma gli avevano riso in faccia, se voleva poteva portare lui la moglie da loro, ché loro non sarebbero usciti per nessun motivo al mondo. Un medico si è collegato per dargli suggerimenti per permettere alla poveraccia di partorire in casa. Ora l’uomo ha attivato una specie di videochat per ricevere le indicazioni in diretta, si vede il letto, la moglie a gambe larghe e tutto. La donna si è aggrappata alla testata del letto, è terrorizzata, respira affannosamente. Il marito entra nell’inquadratura, appoggia degli asciugamani puliti sul letto e degli strumenti che non riesco a distinguere fino a quando il medico non gli chiede a bassa voce se ha lasciato bollire il taglierino e le forbici per più di dieci minuti (taglierino? Cristo santo!). Ecco che la donna spinge… spero che ce la faccia! Da qui non si capisce di quanto è dilatata, il medico le dice di seguire l’istinto e di assecondare il proprio corpo, che espellerà il bambino praticamente da solo. Come no. Ecco un’altra spinta. Se sono così ravvicinate è perché il momento… infatti il marito dice, cercando di frenare l’entusiasmo per non farsi sentire, “Ecco la testa! Coraggio!”. Mi tappo la bocca per non esclamare un “Dai che ce la fai!” e invece il medico rovina tutto spiattellando la stronzata del secolo: “Se possibile, non urlare”. Proprio così, “se possibile”. Eccerto, un pallone da basket mi sta uscendo dalla vagina, ma io sono la moglie del fondatore di Scientology e quindi non urlerò. Ma vaffanculo.

Ecco la spinta definitiva: la donna corruga il viso, si contorce in uno sforzo immane e lancia il più potente, fragoroso, tonante urlo della storia. Il bambino esce, il neopapà lo afferra, lo capovolge, gli accarezza la schiena e io sto per piangere di gioia anche se non c’entro un cazzo, quando resto agghiacciata dalla potenza dei polmoni del neonato, che si farà sentire fino in Cina se continua così! Dio, fa che siano in un bunker e non in un appartamento al nono piano! Il papà è contentissimo e non si rende conto del casino che sta facendo il bambino… poi lo vedo impallidire e voltarsi di colpo verso l’ingresso della camera. Un rumore assordante mi attraversa le orecchie, vedo polvere e calcinacci invadere la stanza. L’uomo e la donna urlano e si appiccicano al muro alle loro spalle scalciando. Qualcosa urta il ripiano su cui è appoggiata la webcam, che cade a terra e si capovolge. Sento implorazioni, il pianto del bambino, vedo ombre muoversi freneticamente. Chiudo il collegamento. Che giornata di merda.

Riempio un bicchiere di acqua. Prima di avvicinarlo alle labbra, lascio aperto il rubinetto e ci butto sotto la faccia, la testa, il collo. Mi viene da vomitare. Strizzo i capelli e li raccolgo a chignon per non sgocciolare sul pavimento. Cerco di mandare i cattivi pensieri fuori dalla finestra ed è così che vedo, attraverso le tende, che il mio dirimpettaio è uscito sul balcone. In effetti fa un caldo incredibile e le sue finestre tra l’altro sono rivolte a sud. Cavolo, il suo appartamento deve essere un autentico forno se ha deciso di correre il rischio e mostrare la sua enorme faccia di culo al mondo. Si accende persino una sigaretta! Not a single fuck is given today. Devo ammettere che lo invidio un po’. È lì che aspira, tutto tronfio. Io invece ho una strana sensazione, ma non riesco a capire cos’è. C’è qualcosa che mi disturba nella serenità di quell’uomo. Poi capisco: è il silenzio. C’è troppo silenzio. E deve accorgersene anche lui, visto che alza il mento per espirare il fumo, guarda in alto e in un nanosecondo la sua espressione cambia.

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