Capitolo 10

foto capitolo 10

 

 

Di nuovo quel sibilo odioso. So già cosa succederà, ed è tremendamente deprimente. La moglie del dirimpettaio non ha nemmeno il buon gusto di stare zitta, anzi, lancia un urlo talmente stridulo che raggiunge gli ultrasuoni. Che palle.

Il disco volante si posiziona lentamente davanti alla finestra del tizio. Quanto sono cinematografici, ‘sti alieni! Tanto lui non può scappare da nessuna parte, rientrare in casa non avrebbe senso né tantomeno buttarsi di sotto.

Mi copro le orecchie con le mani e retrocedo verso il fondo della stanza.

L’uomo sa di essere condannato a morte, che quella è la sua ultima sigaretta. Mi stupisco quando lo vedo portarsela di nuovo alle labbra e aspirare, fissando il disco davanti a sé con aria di sfida. Gli alieni non hanno reazione, sembrano in attesa di una provocazione che non tarda ad arrivare: dopo aver espirato per l’ultima volta, ecco che il brillantone usa le dita per sparare il mozzicone contro l’astronave.

È il boato più forte che abbia mai sentito. Istintivamente mi butto a terra, temo che le finestre del mio appartamento saltino per lo spostamento d’aria, invece no. Il pavimento però trema come se ci fosse il terremoto. Quando mi rialzo il disco se ne è andato e il palazzo di fronte a me ha una voragine che lo passa da parte a parte, riesco a vederci attraverso e oltre c’è ben poco. Se non rischiassi la pelle facendo rumore applaudirei, devo dire che l’uscita di scena del mio dirimpettaio è stata niente meno che spettacolare. Chapeau.

Oggi ne ho viste abbastanza. Sono appena passate le 4 del pomeriggio e la depressione mi ha messo appetito. Cucino i miei 40 grammi di riso. Mentre mangio penso a tutte le persone che in mezzo a questo casino cercano di vivere comunque. La sigaretta è costata cara a quel tipo, ma chissà quanto piacere ha provato nel fumarsene una all’aperto come ai bei vecchi tempi! I giornalisti barricati nelle redazioni che cercano disperatamente di passare informazioni, i ragazzi di internet che distribuiscono dritte a tutto il mondo usando il passaparola, i dottori e gli infermieri che sono rimasti a lavorare negli ospedali, quelli che hanno finito le scorte di cibo e hanno talmente fame da essere costretti ad avventurarsi all’aperto… E io?

Io speravo di trovare qualcuno che mi amasse e che si prendesse cura di me, qualcuno con cui ridere, con cui costruire una famiglia. Improvvisamente mi rendo conto che non avrò mai figli… che senso avrebbe? Metterli al mondo per farli vivere nel terrore, roba da diventare psicolabili a 5 anni, altro che traumi infantili! Però che peccato. Mi sarebbe piaciuto andarli a prendere all’uscita da scuola, giocare con loro a nascondino, insegnare loro le tabelline, aspettare insieme il loro papà e corrergli incontro al suo rientro, preparare la cena per tutti… una vita normale, insomma. Non pensavo che l’avrei mai detto, ma mi sarebbe bastata una vita piatta e anche un po’ noiosa, invece di questo schifo.

Decido di farmi un cicchetto. Eccheccazzo, non mi godrò mai più non dico una famiglia, ma nemmeno un sabato sera fuori con le amiche, almeno un drink è il caso di berlo, piccolo però: voglio essere lucida se scoppia qualche altro casino. Vado in salotto ed estraggo un amaro dal mobile degli alcoolici (ho un mobile apposta in caso di emergenza. Beh, questa è un emergenza) e resto imbambolata così, con la bottiglia in mano. Alcool. Combustibile. Uhm. Frena, niente cicchetto. Potrei avere bisogno del contenuto di questa bottiglia il prossimo inverno, se ci arrivo, o come molotov, nel caso, e anche la bottiglia stessa è bella pesante, arma contundente, perfetto. Mi sto trasformando in una macchina da guerra. Un ninja armato di alcool. Decido di mettere la bottiglia nello zaino di emergenza. Sposto le mutande e l’asciugamano per riequilibrarne il contenuto e rimetto lo zaino al suo posto. Sbuffo. Maledetti alieni del cazzo, grazie a voi “normalità” ora significa combattere per la sopravvivenza. Prima di loro la più grossa sfida era trovare un lavoro a tempo indeterminato.

Stasera mi devo ricordare di mettere il coltello sotto il cuscino.

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