Capitolo 14

foto capitolo 14

Ora, non so dire se il rilascio degli sfinteri sia avvenuto per lo spavento o se fosse il primo segnale. Fatto sta che ho scoperto di essere malata. Ho la febbre alta da 2 giorni e ho pochissimo paracetamolo in casa. Ieri la ronda aliena è stata meno divertente del solito: ho avuto a malapena la forza di indossare le scarpe e di mettere sulle spalle lo zaino, poi ho afferrato il coltello e mi sono posizionata dietro la porta come sempre, ma mi veniva da svenire. Il grigio che si è presentato alla porta sbuffava più del solito, come se percepisse un odore disgustoso. Forse ero io? Boh. Comunque mi fissava attraverso lo spioncino e io non capivo se voleva entrare oppure no, non sapendo se era stato informato della mia presenza. Se fosse entrato, beh, non avrei saputo cosa fare. D’accordo essere armata, d’accordo voler vendere cara la pelle, ma mi veniva da vomitare e cercare di non far cadere il coltello si stava rivelando uno sforzo enorme. Comunque ci siamo fissati attraverso lo spioncino per le solite 2 ore, dopodiché lui e i suoi compari se ne sono andati, ho sentito il sibilo che si allontanava e poi sono corsa in bagno a rilasciare tutto quello che c’era da rilasciare.

Il problema è che non posso sapere se ho il cagotto perché ho la febbre o se la febbre è causata dal cagotto. Bel dilemma, al giorno d’oggi. Prendere il paracetamolo tuttavia sembra non servire a molto: la febbre mi passa momentaneamente ma il cagotto è sempre lì; ho aumentato le porzioni di riso, dicono tutti che il riso stringe, ma stavolta no, il riso non stringe. Mi ci vorrebbe un antibiotico, ma non ce l’ho in casa, solo paracetamolo, cerotti e compresse per i dolori mestruali (ci mancano solo quelli e poi abbiamo fatto l’en plein).

Insomma, dovrei uscire. È da stamattina che ci penso. La farmacia è a 300 metri da qui, troppo lontana e nessuno può darmi garanzia che sia aperta. Ma il supermercato è a 40 metri, ci sono buone possibilità che sia aperto (non ci credo che in 2 mesi nessuno abbia cercato di entrare per raccattare tutto il raccattabile) e in tal caso ci sarebbero ottime possibilità che nessuno abbia pensato di rubare l’unico prodotto che ora è vitale per me: limoni. Andiamo, chi è che, in caso di apocalisse cosmica, saccheggerebbe il reparto limoni al discount? Ho bisogno di limoni. Tanti. Anche mezzi marci, ma tanti. Devo organizzarmi bene.

Intanto c’è da dire che non devo necessariamente uscire dal palazzo: mi basta affacciarmi dal portone per verificare se il supermercato è aperto oppure no. Devo ricordarmi di lasciare aperta la porta di casa. Devo mettere lo zaino sul davanti, non sulla schiena, e devo lasciarlo aperto per metà, in modo da non fare rumore nell’aprire e chiudere la zip. Devo portare il coltello con me, non un granché come arma, ma non si sa mai (e soprattutto devo smetterla di lasciarlo in giro). Devo pensare se portare dei soldi con me. Fanculo i soldi, niente soldi. Il cellulare però me lo porto. Ok, poi: devo approfittare per portare fuori la spazzatura, i due sacchetti che ho accumulato. Non posso mica vivere nella monnezza. E poi li posso usare come sorprendente arma contundente (“Ehi Ploirg, e quella che ci ha tirato addosso la spazzatura?” “Bleah, che schifo, non me lo ricordare, ho preso un’infezione quella volta!”). Bastardi.

Limoni. Ho troppo bisogno di limoni, penso mentre indosso le scarpe da tennis. Dovrò essere veloce e felpata. Un vero ninja col cagotto, penso mentre tolgo dallo zaino la potenziale molotov e il plaid affinché sia più leggero e spazioso. Ce la posso fare, ce la devo fare, penso mentre aspetto che il paracetamolo mi faccia calare la febbre e mi renda più lucida, tanto da riconsiderare l’intera faccenda. Ma non c’è nulla da riconsiderare, prima o poi dovrò uscire da qui; è vero, ho ancora riso in abbondanza, ma cosa succederà quando sarà finito? Devo uscire per forza, penso mentre aspetto sul water che passi l’ennesimo attacco di dissenteria.

Bene, è giunto il mio momento. Non sono al top della forma ma sono costretta a giocarmi il tutto per tutto ora, affamata, malata, debole, depressa e sola. Ce n’è comunque abbastanza per rompere il culo a qualcuno. Infilo lo zaino, afferro il coltello con la destra, i due sacchetti della spazzatura con la sinistra e apro la porta senza fare il minimo rumore.

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