Capitolo 15

foto capitolo 15

 

I primi passi sono stati facili. Guardando fisso davanti a me mi sono diretta verso le scale e ho iniziato a scenderle un gradino alla volta, poggiando lentamente il piede e tenendo i sacchetti della spazzatura lontani dal corpo per evitare di sbatterci contro. Quattro piani sono tanti. Sto procedendo moooooooolto lentamente e di questo passo ho calcolato che arriverò giù tra circa un’ora. Ma va bene così, va bene così. Non sono molto fluida, devo ammetterlo; ho persino paura di girare la testa e vedere cose che non mi piacciono, di qualunque tipo esse siano. Passo accanto alla finestra del pianerottolo ammezzato e guardo la situazione dall’alto: nessuno in strada, silenzio spettrale tranne qualche uccellino, mi piacciono gli uccellini, potrei persino riabilitare il significato ecosistemico dei piccioni; qualche astronave in lontananza, pattuglie probabilmente. Fa molto caldo, anche fuori casa. Forse è questo caldo che mi ha fatto ammalare, la mancanza di ricambio d’aria.

Continuo a scendere, terzo piano. Comincia a farmi male il braccio sinistro, è troppo teso e i sacchetti non sono leggerissimi. Devo resistere. Coraggio, sono solo all’inizio! Devo cercare di andare più veloce, non posso farmi cogliere dal cagotto in mezzo alla strada! Calma, un passo alla volta, un gradino alla volta. Mi gira la testa. Mi fermo, cerco di rilassare i muscoli, respiro profondamente. Dai, sono quasi al secondo piano. Sento un po’ d’aria attraversare l’ambiente e questo mi aiuta. Continuo a scendere. So che posso farcela. Secondo piano. Primo piano. Piano terra. Ok, ora arriva la parte difficile.

Il portone è aperto, molto bene. Mi affaccio senza sporgermi troppo, ho solo bisogno di sapere se posso entrare al supermercato o sto rischiando la pelle per nulla. Limoni, mi occorrono limoni o morirò di disidratazione. Cioè, cazzo, è un’invasione aliena, vorrei morire in un modo un po’ più epico che annegare nella mia stessa merda! La grande news è che le porte scorrevoli del super sono spalancate. La cattiva notizia invece è che i 40 metri che ci separano sono disseminati di vetri, calcinacci e roba sanguinolenta che non voglio sapere cos’è. Sarà impossibile non fare rumore.

Guardo in alto, sperando di non veder arrivare dischi volanti, ma non posso aspettare troppo. Decido di basarmi sui rumori della natura, finché sento il cinguettio degli uccelli posso stare relativamente tranquilla. Cerco di individuare un percorso tale per cui io non debba passare su quelle macerie e mi accorgo che, se cammino rasente al muro, forse ne calpesto meno. Ok, o la va o la spacca.

Comincio a camminare sulle punte dei piedi in direzione del negozio. I primi 10 metri sono abbastanza facili, non ci sono molti calcinacci. Faccio ancora qualche passo prima di passare accanto al portone del condominio accanto a quello in cui abito io; alzo lo sguardo e vedo che l’edificio ha due voragini al suo interno, una all’altezza di quello che una volta era il terzo piano (ecco da dove arrivano tutti i detriti sulla strada), l’altra più in alto, diciamo che l’ultimo piano è stato spazzato via. Lancio un’occhiata anche al mio condominio e vedo che il tetto ha subìto la stessa sorte, oltre alla voragine lasciata all’altezza dell’appartamento dei miei vicini. Riprendo a camminare fino alla fine della strada, ora devo solo attraversarla e dopo 5 metri sarò dentro. Mi fermo e mi guardo intorno: non c’è nessuno e gli uccellini continuano a cantare. Lascio dietro l’angolo i sacchetti della spazzatura, lo so, non si lascia la spazzatura in mezzo alla strada, ma il mio senso civico ha smesso di funzionare qualche settimana fa. C’est la guerre.

Scendo dal marciapiede e cammino col passo più felpato che mi riesce ma l’istinto mi porta ad accelerare, in mezzo alla strada mi sento così esposta! Arrivo dall’altra parte e finalmente posso dirigermi verso l’ingresso del supermercato. Le porte, che una volta erano scorrevoli, ora sono spalancate, anche perché un bel cacciavite è stato incastrato nel sensore di movimento. Entro, guardinga.

Non si sente alcun rumore. La corrente è stata staccata, le celle frigorifere sono spente e il loro contenuto sta marcendo, infatti l’odore dell’ambiente non si può definire invitante. Vado subito verso destra, dove so che erano conservate frutta e verdura, ed eccoli lì: limoni! Gialli come il sole, che belli, quanto li ho desiderati! Ne tocco qualcuno e vedo che hanno iniziato a marcire da poco, forse per colpa di questo caldo. Che bella invenzione, gli OGM! Ne afferro un paio per metterli nello zaino quando mi accorgo che qualcuno mi sta guardando. I limoni mi cadono dalle mani e punto il coltello davanti a me.

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One thought on “Capitolo 15

  1. yetbutaname ha detto:

    be’, mi piace
    ciao

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