Capitolo 16

foto capitolo 16

 

Non capisco se quello che ho davanti era già un barbone o lo è diventato a causa delle circostanze avverse. È un ometto basso che indossa dei vestiti che una volta dovevano calzargli a pennello ma che ora gli stanno larghi. Noto che è spaventato, e non solo perché ha il mio coltello puntato in mezzo agli occhi. Istintivamente ha portato le mani in alto, ma io non mi fido. Faccio un passo verso di lui e lui indietreggia. Poi mi guarda implorante, scuote la testa e lentamente porta un dito davanti alle labbra.

Facciamo silenzio, mi chiede.

Annuisco, ma non abbasso l’arma.

Mi indica i limoni e fa un gesto come dire “prendine quanti ne vuoi”. Andiamo meglio. Senza smettere di guardarlo afferro i limoni che mi sembrano nelle condizioni migliori e li metto nello zaino. Potrei anche andarmene, ma non mi fido di questo tizio. Lui sembra accorgersene e muove entrambe le mani con i palmi rivolti verso il basso. Poi solleva una mano puntando l’indice in alto e disegnando dei cerchietti.

Se vuoi fare un giro, fai pure.

Abbasso il coltello. Gli indico di spostarsi, di stare lontano da me. Lui fa due passi indietro. Mi guardo intorno e cerco di capire se nel negozio è rimasto qualcosa che può servirmi. Ovviamente il reparto scatolame è andato, come quello pasta e farina. Le confezioni di tè invece sono ancora sullo scaffale e questo è buono e giusto. Metto nello zaino tutte quelle che ci entrano. Prendo anche un paio di confezioni di assorbenti, che non fanno mai male. Mi dirigo verso il reparto carni e vedo che i frigoriferi sono stati svuotati. Poi mi accorgo che c’è una porta che conduce al retro del negozio, verso i magazzini e le celle frigorifere; vado da quella parte ma l’ometto ci si piazza davanti lanciandomi uno sguardo deciso.

Qui non puoi entrare.

Ok, capisco, è invasione di territorio, però che cazzo. Chiudo le dita di una mano e le porto alla bocca.

Dammi qualcosa da mangiare.

Il tizio scuote la testa; mi esibisco nel mio sguardo “ma per favore!” e gli punto di nuovo il coltello contro, avanzando di due passi. O mi dai qualcosa o ti faccio fuori e prendo tutto. Il pusillanime alza le braccia tremante e mi fa cenno di aspettarlo lì. Oltrepassa la porta e torna dopo qualche secondo con un pacco di pasta in mano. Non voglio la pasta. Lui rientra per ricomparire con un pacco di riso. Glielo strappo dalle mani; per infilarlo nello zaino sono costretta a rinunciare a due confezioni di tè, maledizione. Direi che la missione è andata a buon fine, mi volto e vado verso l’uscita.

Fuori la situazione è ancora tranquilla. Uccellini. Molto bene. Mi preparo psicologicamente a percorrere la strada verso casa. Respiro profondamente. Primo passo fuori. Secondo passo. Lentamente, in silenzio. Sto attraversando la strada e sono a metà percorso quando sento un rumore che non mi aspettavo: zampe sull’asfalto. Alla mia destra compare un cane, uno di quei cani che sono un incrocio tra un grosso pastore tedesco e qualcosa di ancora più grosso. Si ferma a qualche metro da me e mi osserva. Io resto completamente ferma. Non so se il trucco della pianta ninja funziona con i cani. Mi sa di no, perché il bestione comincia a mostrare i denti e poi a ringhiare. Non può avercela con me, io non ho fatto nulla. Mi volto di scatto alla mia sinistra, pensando che stia arrivando qualcuno. Invece no, la strada è libera. Mi giro di nuovo verso il cane, che continua a ringhiare: ce l’ha proprio con me! Tendo una mano verso di lui, sperando che si calmi. Buoooooono cucciolone, lui. Mi avvicino di un paio di passi, magari l’idea di ricevere una coccola può placare il suo ringhio. Bello cagnone, lui. Avanzo ancora e lui arretra di un passo, poi si siede sulle zampe posteriori e si lecca la punta del naso. Bravo patatone che hai smesso di ringhiare. Gli sorrido leggermente e sto per sussurrargli qualcosa prima di accarezzarlo quando di colpo si rimette in piedi e comincia ad abbaiare a pieni polmoni.

Lo sapevo che mi avresti fottuto, brutta bestiaccia maledetta.

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5 thoughts on “Capitolo 16

  1. rabb72it ha detto:

    No, ma non può essere.
    Giuro che a leggere da te sono passata solo ora… questa foto l’avevo postata senza sapere niente.

    Però eviterò di postare quelle in cui lui ha lingua penzoloni.
    ^_^

  2. mintossicobirra ha detto:

    Sei diventata un appuntamento settimanale a colazione come il cruciverba di Repubblica.

  3. yetbutaname ha detto:

    e continua a piacermi

  4. ninettavostra ha detto:

    siete innegabilmente bellissimi

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