Capitolo 17

foto capitolo 17

 

 

Vendetta. Se girassi armata, intendo SERIAMENTE armata, ora sparerei a bruciapelo alla belva, qui. Invece mi sa proprio che ci rincontreremo all’inferno. Lo guardo bene per imprimerlo nella memoria. So aspettare. Faremo i conti al momento buono. In cassa ci sarò io e tu non avrai nessun buono sconto, anzi no, ne avrai tanti ma saranno tutti scaduti.

Il sibilo non tarda ad arrivare. Il cagnaccio si spaventa e scappa con la coda tra le gambe. Grazie, eh. Grazie per avermi messo in questo casino. Mi volto verso il rumore con l’espressione più sarcastica che l’istinto mi dice di tirare fuori. In fondo qual è il modo migliore di andare incontro alla signora con la falce? Una delle opzioni prevedeva che andasse tutto storto. Pazienza. Tanto non è che fosse ‘sta gran vita, ormai.

Guardo scendere il disco volante fino a un metro d’altezza dalla strada. Ho l’opportunità ora di godere dei suoi più intimi dettagli senza il filtro delle mie tende: bello luccicante, sembra un granchio color antracite metallizzato. Al posto di quelli che potrebbero essere specchietti retrovisori ha degli aggeggi che nello specifico sono puntati sulla mia persona. Troppo sforzo per un bersaglio così piccolo, ma non sarò io a dare suggerimenti su come polverizzarmi. Alla base invece deve avere una specie di campo di forza che lo tiene sospeso, perché l’aria in quella zona ha una reazione strana, è come se fluidificasse.

Sta lì sospeso per qualche minuto, poi noto una reazione nel punto centrale della carlinga: si apre una specie di sportello e una pedana cala fino a toccare terra. Poi non succede niente, tanto che resto un po’ interdetta: scenderà qualcuno o mi stanno invitando a salire? Beh, col cavolo, io non vado da nessuna parte. Infatti non mi schiodo di un millimetro, fino a quando un grigio non si decide a scendere, bontà sua. Forse hanno deciso di polverizzarmi con le pistole fotoniche. In effetti è una soluzione più economica. Ma l’alieno che ho davanti a me non sembra armato. Mi guarda a lungo, troppo a lungo, tanto che mi verrebbe da allargare le braccia e chiedere ad alta voce “Beh? Cazzo c’è?” ma non vorrei che lo prendesse come un gesto ostile da parte mia. China leggermente la testa da un lato poi piega due volte le ginocchia e scuote le braccia agitando il sedere.

Ecco chi sei! Ma certo, come ho fatto a non riconoscerti! Non sei AFFATTO uguale a tutti gli altri…

Diamine se è cresciuto, ora è più alto di me di almeno una spanna. Eppure non si è presentato nel mio salotto più di 3 giorni fa. Restiamo a guardarci per un tempo indefinito, se si aspetta una pacca sulla spalla può stare fresco, per quanto mi riguarda. Poi fa di nuovo quel ghigno strano, come se sorridesse. E risale sull’astronave. Il portello si chiude e l’astronave si alza di parecchi metri, gira su se stessa e se ne va ad altissima velocità.

Ne approfitto per correre più veloce che posso verso il mio condominio, fregandomene del rumore e dei calcinacci. Entro nel portone e ho un calo di zuccheri. Mi siedo sui primi gradini e cerco di prendere fiato. Gesù, penso, mentre percepisco che l’intestino riprende vita. Oggi ho giocato il jolly. Ho vinto la lotteria. Ho segnato lo slam dunk decisivo. Mi gira tutto intorno, devo calmarmi. Queste botte di adrenalina non mi fanno bene. Oh, non vedo l’ora di essere in casa per prepararmi un bel tè. Il pensiero del tè mi fa rimettere faticosamente in piedi. Ok, non giochiamo troppo con il destino. Ora risalirò con calma le scale senza fare rumore e rientrerò nel mio appartamento dopodiché potrò svenire ballare cagare fare tutto quello che mi viene in mente, quello che importa è che porto a casa la pelle anche stavolta.

Un gradino alla volta, silenziosamente risalgo. Nonostante lo sfinimento mi sento quasi euforica. E pensare che non sono una preda facile dell’entusiasmo. Arrivo fino al terzo piano e noto qualcosa di strano: la porta dell’appartamento sotto il mio è aperta. Mi avvicino ma solo perché la curiosità è una brutta bestia e mi accorgo che anche gli altri due appartamenti hanno la porta aperta. Entro in uno di questi e sulle prime mi sembra tutto normale, a parte un leggero disordine che, date le circostanze, può anche essere comprensibile. Poi mi affaccio sul salotto e resto di ghiaccio: quella che ho davanti ai miei occhi è la più inaspettata, grande e spaventosa covata che io abbia mai visto.

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3 thoughts on “Capitolo 17

  1. yetbutaname ha detto:

    vai così
    ma l’aria è fluida di suo, falla coagulare

  2. ninettavostra ha detto:

    grazie del suggerimento, farò sulla seconda versione

    (sì, ci sarà una seconda versione)
    (se tutto va bene, la troverete in libreria)
    (forse)
    (in un lontano futuro)

    • rabb72it ha detto:

      UH!
      Lo sai vero che lo prenderò e poi mi aspetterò un autografo fatto personalmente, vero?
      Ops… forse non te lo dovevo dire, come incentivo per la pubblicazione non mi pare un granché, anzi.
      😉

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