Capitolo 19

foto capitolo 19

 

È tutto il giorno che ci guardiamo, seduti sul pavimento. Sono crollata a terra dallo sfinimento appena chiusa la porta alle mie spalle e il cucciolo di alieno, per imitazione forse, si è seduto di fronte a me.

Al primo richiamo intestinale ho tirato fuori uno dei limoni dallo zaino, l’ho tagliato e ne ho avidamente bevuto il succo. Poi ne ho tirato fuori un altro e ho ripetuto l’operazione. Poi un altro ancora, ma stavolta l’ho poggiato a terra e, spingendolo con un dito, l’ho fatto rotolare verso il piccolo. Non che volessi giocarci, ma ero curiosa di vedere la sua reazione: l’ha fermato con le manine e lo ha spinto indietro, facendolo rotolare verso di me. L’abbiamo rifatto n volte, finché non ha perso interesse e ha cominciato a guardarsi in giro. A quel punto ho pensato che sarebbe stato meglio conservare i limoni in frigo ma… semplicemente non sono riuscita ad alzarmi da terra. Così siamo rimasti qui, fermi a guardarci. A fatica mi tolgo le scarpe, mi fa male dappertutto, oggi ho accumulato troppa tensione.

Il problema è che sta calando la sera e non so cosa succederà quando sarà completamente buio e non vedrò cosa combina la bestiola, qui. E se cercasse di uccidermi mentre dormo? Non ci avevo pensato. Potrei chiuderlo fuori casa, tanto non arriva alla maniglia e non potrebbe entrare. Domani sarà un altro giorno e ne riparleremo. L’idea mi piace. Se solo riuscissi a schiodarmi da terra. Non ne ho proprio le forze. Né lui sembra volersi spostare dalla posizione in cui si trova.

È buio, ormai. Tutto sembra tranquillo, non si sentono rumori o sibili di sorta, nella penombra distinguo la sua piccola sagoma ma faccio sempre più fatica, ormai il mio respiro si è regolarizzato e i miei muscoli sono rilassati, devo avere di nuovo la febbre ma non importa, devo mantenere la concentrazione e passare solo questa nottata, l’importante è non addormentarsi, stay focused, non posso correre il rischio di farmi ammazzare da un neonato alieno, sarebbe una figuraccia intergalattica, letteralmente, l’importante è non addormentarsi…

 

Mi sveglio di soprassalto chiedendomi che cavolo ci faccio sul pavimento, poi realizzo e mi rendo conto che a) mi sono addormentata ma sono viva, b) che non vedo niente e non so che fine abbia fatto l’alieno. È ancora notte fonda, non ho idea di quanto tempo abbia trascorso tra le braccia di Morfeo (alquanto scomode, tra l’altro) e di sicuro non andrò in giro a tentoni. Però devo sapere dov’è e cosa sta facendo. Non posso accendere la luce né d’altro canto rimanere nel dubbio. Mi viene in mente che ho ancora il cellulare nella tasca posteriore dei pantaloni. Lo estraggo e cerco di valutare se è davvero il caso di usarlo oppure no. Mi serve poca luce per pochi secondi. Il problema è che devo direzionarla e ho il terrore che si veda dall’esterno. In realtà sono seduta sul pavimento dell’ingresso, non c’è nessuna finestra che accede direttamente su questo ambiente, insomma, potrei anche rischiare. Decido di tenere lo schermo del cellulare rivolto verso l’alto e di coprirlo con una mano, in modo che la luce sia davvero flebile. Premo il tasto del menu principale e il locale si illumina leggermente.

Non ho bisogno di direzionare la luce, né di guardarmi troppo intorno. L’alieno è rimasto lì dove l’avevo lasciato, seduto a terra a guardarmi. Ad un tratto non so cosa gli prende, forse ho un aspetto davvero orribile, fatto sta che si alza e fa qualche passo verso di me, fino a poggiarmi la mano sul ginocchio. Mi intenerisco, ma solo un pochino, e poi è meglio non fidarsi. Ma prima che la luce si spenga fa ancora qualche passo e si siede accanto a me, china la testa, la poggia sulla mia gamba, chiude gli occhi.

Allora dormono anche loro! Devo dirlo ai ragazzi di internet. Anzi, forse è meglio di no, dovrei anche spiegare come l’ho scoperto. Non voglio diventare un’allevatrice di alieni. Questo è un’eccezione. Un esperimento alla Konrad Lorenz, ecco.

Sono troppo stanca per qualunque altra considerazione. La luce si spegne, non sento sibili in avvicinamento quindi posso considerarmi in una botte di ferro. Quasi.

Poggio la testa al muro e mi riaddormento.

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One thought on “Capitolo 19

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