Capitolo 22

foto capitolo 22

CHI. CAZZO. È. CHE. MI. TELEFONA. ORA.

Solo per un microsecondo posso sperare che l’alieno fuori dalla porta non abbia sentito nulla, ma la speranza è vana: lo vedo cambiare espressione e fare un passo indietro. Capisco subito che sta puntando il polverizzatore contro la porta e prendo la decisione più triste della mia vita, ma l’unica che può salvarmela: mi butto addosso a Botolo e lo scaravento a terra proprio un attimo prima che la porta salti per aria e con essa tutto il bagno e il muro di fronte. Osti, che boato fortissimo! Mi fischiano le orecchie ma non perdo la concentrazione, mi alzo subito in piedi, metto un braccio intorno al collo di Botolo, gli punto il coltello alla tempia e lo uso come scudo umano.

Non so cosa sto facendo, non so se le loro tempie siano zone del corpo particolarmente sensibili alle ferite, non so nemmeno se riuscirei davvero ad infilzare il loro cranio con una coltellata. Avrei dovuto studiare più xenoanatomia questa settimana, invece di fare l’addestratrice. Comunque sembra funzionare: l’alieno entra in casa con il polverizzatore puntato davanti a sé e, quando mi vede minacciare un suo simile, abbassa l’arma e mi ringhia contro. Beh, vaffanculo. Gli ringhio indietro, imitando il rumore che ha fatto lui e la cosa lo stupisce alquanto. Ne approfitto per avvicinarmi a lui, reggendo Botolo con il mio braccio: il piccolo non tocca terra coi piedi, sembra una bambola inanimata. L’alieno arretra, sembra che voglia lasciarmi uscire. Gli passo accanto ringhiandogli contro un’altra volta, poi esco dall’appartamento e inizio a scendere le scale. È impressionante il numero di alieni che incontro durante la discesa. La maggior parte di loro sono alti come Botolo, devono far parte della covata. Pochi altri invece sono molto alti e mi ringhiano contro quando passo ma non si azzardano a utilizzare armi vista la presenza di tutti i loro cuccioli. Meglio così, guadagno l’uscita e non so cosa fare. Intorno a me ci sono i soliti palazzi diroccati, macerie ovunque e un elemento nuovo: un bel disco volante parcheggiato davanti all’ingresso del mio condominio.

Pensiero stupendo.

Salgo senza indugi, sperando che a bordo non ci sia nessuno e comunque non smetto di puntare il coltello contro il mio ostaggio. Dopo pochi gradini mi ritrovo in un ambiente circolare, vuoto e non molto grande,  con un enorme schermo a cristalli liquidi davanti a me su cui è proiettata l’immagine del mio condominio. Nessuna consolle di comando, nessuna sedia.

Lascio andare Botolo e gli urlo “ANDIAMO VIA!”, le prime parole che pronuncio ad alta voce da quasi 3 mesi. Si porta subito davanti allo schermo e lo guarda per qualche lunghissimo secondo. “Allora!”, insisto.

Si limita a toccare un punto preciso dello schermo: improvvisamente l’ambiente diventa più luminoso, la piccola rampa viene ritirata, lo sportello si chiude e il disco volante si alza lentamente. Sullo schermo compaiono migliaia di comandi con simboli strani, mi avvicino ma non ci capisco niente. Mentre saliamo mi accorgo che uno degli alieni adulti ci sta osservando dalla finestra del pianerottolo del palazzo.

“Tira giù tutto!”. Botolo preme un altro punto dello schermo e il disco comincia a fare il rumore di un jumbo in fase di decollo, dopodiché viene sparato un colpo potentissimo contro l’edificio, che in pochi secondi crolla con tutto quello che c’è all’interno, alieni compresi.

Addio appartamento. Dovevo pagare ancora metà del mutuo. Vabbè.

Il disco continua a salire fino a portarsi a circa 60 metri d’altezza. Botolo mi guarda. Non lo so, non so dove voglio andare, la situazione è già stressante così, non c’è bisogno di aggiungere ulteriore pressione. Il disco ruota lentamente su se stesso e improvvisamente capisco perché l’alienino mi guarda con quella faccia. Non vuole sapere dove voglio andare. Vuole sapere cosa deve fare.

Davanti a noi ci sono circa 4 dischi volanti, altri 2 si stanno affiancando a questi e ce ne sono altri ancora, ne conto una decina, che si stanno avvicinando da tutte le direzioni.

Mi spiace, ma non ci sto. Stavolta sono armata come loro, non ho intenzione di negoziare, sono disposta a lottare con le unghie e con i denti, se necessario.

“Abbattili tutti” è il mio ordine.

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4 thoughts on “Capitolo 22

  1. yetbutaname ha detto:

    space evaders, si direbbe
    ciao

  2. Bibixy ha detto:

    E lo sapevo che non bisogna farti incazzare!

  3. ninettavostra ha detto:

    ed e’ appena iniziata!

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