Capitolo 24

foto capitolo 24

 

Il condominio dove abita(va)no i miei è un grande complesso composto da 4 torri di undici piani che si innalzano su un giardino condominiale che fa da copertura alle cantine e alle autorimesse; queste ultime sono interrate ma illuminate dalla luce naturale grazie a grosse aperture nel soffitto, che servono per lo più a mantenere un’areazione adeguata. Ammetto di essere affezionata all’autorimessa: grazie alle rampe ho imparato ad andare in bicicletta (basta catafottersi dall’alto, mantenere il manubrio dritto e pedalare forsennatamente quando la spinta data dalla discesa è sul punto di finire), giocato a nascondino fino allo sfinimento e usato i pattini a rotelle perché la pavimentazione era particolarmente adatta alle mie curve assai poco spericolate, ma che mi facevano sentire una grande.

Il disco si cala lentamente in una delle aperture e atterra nell’autorimessa. Sono abbastanza sicura che non siamo stati molto silenziosi. Oh, pazienza, il mezzo di trasporto è quello che è. Non so cosa aspettarmi. Ci sarà qualcuno? Se sì, saranno umani o forestieri? Che sia diventato il quartier generale alieno? In tal caso sarei leggermente nelle canne. Comunque non mi sembra una buona idea giocarmela con Botolo a “carta, forbice, sasso, lucertola, Spock” per decidere chi dei due deve scendere per primo. E poi sarebbe un casino spiegargli le regole. L’alieno apre il portellone. Ok, è il momento della verità.

Con moooooolta cautela scendo dall’astronave e muovo qualche passo all’esterno. Silenzio. È il tramonto, quindi posso ancora percepire eventuali ombre in movimento, ma non vedo nulla. Avanzo lungo la carreggiata con più decisione ma mi blocco quando, proprio all’incrocio con l’ultima rampa dell’autorimessa, mi sembra di vedere un paio di teste spuntare da dietro il muro. Non è un’impressione, le vedo per davvero. Non so cosa fare. Poi decido di camminare ancora, fino alla successiva apertura nel soffitto: in questo modo sarò completamente esposta alla luce naturale; devo giocarmi il tutto per tutto, posso trovare nemici o alleati, quindi: all in.

Non appena arrivo alla luce del sole, una delle teste si alza repentinamente verso l’alto. Poi il proprietario della testa in questione si sporge completamente dal muro. Resta fermo per qualche secondo a guardarmi: beh, per lo meno è umano. Si avvicina di qualche passo, dapprima lentamente, poi accelerando sempre di più finché sembra proprio correre incontro a me. Solo quando anche lui passa sotto una delle aperture per l’areazione lo riconosco: è mio fratello, il mio dolcissimo, bellissimo fratellino!

Il cuore mi esplode nel petto, gli corro incontro anche io e gli salto addosso senza ritegno. Lo stringo fortissimo e sento le lacrime scendermi sul viso. Mi solleva, poi mi mette giù, mi guarda e si porta un dito davanti alla bocca. Ha ragione, ma non ce la faccio. Gli riempio la faccia di baci, poi lo allontano e lo guardo, non ci posso credere, lo bacio di nuovo, lui ride, poi lo riguardo: ha una cicatrice sul lato sinistro della fronte che prima non aveva, è lunga qualche centimetro e gliela sfioro con le dita. Le lacrime ricominciano a scendere ma lui mi passa le dita sulle guance e mi abbraccia ancora. Oh, quanto mi dispiace! Non avremmo dovuto essere lontani, separati nel casino! Voglio riparare, stare sempre con lui d’ora in avanti. L’affetto che ora mi sta mostrando così apertamente era sempre rimasto sotto la cenere. Il contatto fisico era proibito ma, quando avevo una discussione con i miei, lui riusciva sempre a mettere la parola fine con una battuta fulminante con la quale dava ovviamente ragione a me. E io lo coccolavo preparandogli la pasta col ragù, che lui divorava senza pietà senza esprimere ulteriori apprezzamenti, tranne il sorridermi con la bocca sporca di sugo. Un’alleanza fortissima e dissimulata. Deve essersela passata parecchio male per abbracciarmi così.

Per la prima volta dopo tanto tempo mi sento felice e anche lui mi guarda con gli occhi che gli brillano. Ma tutte le tensioni degli ultimi mesi riemergono con violenza sul suo viso quando lo vedo cambiare espressione mentre guarda alle mie spalle: Botolo sta timidamente avanzando attraverso il portellone, e questa deve essere una grossa sorpresa per mio fratello. Non faccio in tempo a mitigare la situazione; quando mi volto di nuovo verso di lui mi accorgo che tra le mani stringe nient’altro che un polverizzatore e lo punta proprio all’altezza della fronte dell’alieno.

Uoh! E quello, come te lo sei procurato?

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4 thoughts on “Capitolo 24

  1. rabb72it ha detto:

    Ahem… no ecco io lo sapevo che dovevo passare domenica prossima e non arrivare adesso. E caspita… povero Botolo.
    Ed è tutta colpa tua che mi ci hai fatto affezionare.
    Sentiti in colpissima.
    😛

  2. Bibixy ha detto:

    Riassumendo: l'”ASSEDIO”? rotto; il “MONOLOCALE” polverizzato… o Botolo si chiama “AL” e allora per lui è la fine (ma poi? le altre 30 puntate?) oppure bisogna avvisare Paul Simon di stare alla larga. (http://www.youtube.com/watch?v=ULjCSK0oOlI)
    P.S. Non dirlo alla Rita ma il tuo fratellone qui sopra c’ha qualcosa del Boss.

  3. ninettavostra ha detto:

    udìu chevy chase!
    oh, non conoscevo la canzone e ora non riesco a smettere di ascoltarla!

  4. yetbutaname ha detto:

    Botolo è a rischio e con lui la tua possibilità di movimento, sbrigati a salvargli la pellaccia o dovrai litigare furiosamente con tuo fratello

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