Capitolo 25

foto capitolo 25

 

Poggio una mano sul suo braccio per convincerlo ad abbassare l’arma: funziona, ma non subito. Mi guarda come se fossi pazza quando tendo l’altra mano verso Botolo che cammina verso di me fino ad afferrarmela e accostarsi alla mia anca, quasi volesse nascondercisi dietro. Poi il suo viso cambia, diventa riflessivo. Il suo sguardo si concentra sul disco volante. Sta almanaccando qualcosa, lo sento. Probabilmente sta cercando di capire come sfruttare la situazione che si è venuta a creare. Mi indica di seguirlo e, proprio dietro l’angolo, c’è Teo, l’amico che mi ha telefonato. Sono contentissima di vederlo, abbraccio anche lui e, mentre ci dirigiamo verso le cantine, a gesti mi fa capire che mio fratello ha perso il proprio cellulare tempo fa e che ha utilizzato il suo per chiamarmi. Improvvisamente mi viene in mente che non ho più il caricabatterie con me, è rimasto in un monolocale che ora non c’è più. Beh, forse non avrò più bisogno di telefonare. La porta principale delle cantine viene chiusa alle nostre spalle e tutte le fessure coperte con degli stracci scuri. Ci inoltriamo in quello che è un vero e proprio labirinto all’interno del condominio dentro il quale tutti noi riusciamo a muoverci con disinvoltura, visto che è stata la sede di alcuni dei nostri giochi d’infanzia più fantasiosi (tipo nascondino advanced o semplicemente “vediamo chi ha il coraggio di inoltrarsi più di tutti gli altri nel buio”, che ho spesso vinto con una certa facilità, non per vantarmene). Ci sono anche un ragazzo e una ragazza che non conosco: mi viene spiegato che è possibile bisbigliare lì dentro, che loro si chiamano Patrizia e Alberto e che si erano trasferiti nel condominio qualche giorno prima del Primo Attacco. Che culo. Mi chiedo come siano messi col mutuo. Botolo viene guardato con un certo sospetto, quindi mi affretto a raccontare brevemente le nostre traversie in modo che loro non lo temano e lui non si senta in pericolo. Non sono sicura di convincerli, ma credo che il piccolo alieno riuscirà a farsi amare; d’altronde non mangia, non beve, non sporca e finora è stato completamente leale.

Finalmente io e mio fratello riusciamo a sederci in un angolo dove lui mi racconta la sua storia. Al momento del Primo Attacco era in coda in tangenziale, di ritorno dal lavoro. Si sentiva sotto pressione perché aveva avuto una giornataccia e temeva di arrivare a casa tardi per la cena programmata con i miei. Non ha capito subito cosa stesse succedendo: ha visto lampi di luce venire dai lati della strada, poi qualcosa di grosso, nero e poco illuminato è comparso all’orizzonte e ha iniziato a sparare su tutte le automobili davanti a lui. La sua auto è stata scaraventata nella scarpata a causa dello spostamento d’aria dovuto all’esplosione della macchina accanto, è rotolata per una decina di metri e si è fermata a ruote in su (che culo; scommetto che sta ancora pagando le rate); è strisciato fuori dal finestrino e si è nascosto in un cespuglio dietro il guardrail. Solo allora si è accorto di essere ferito alla fronte, ma si considera molto fortunato, vista la dinamica del sinistro. Ci ha messo quasi tutta la notte ad arrivare nel nostro quartiere, strisciando nel buio non appena sentiva arrivare un disco volante. Avrebbe voluto chiamare qualcuno, ma solo a metà strada si è accorto di aver lasciato il cellulare in macchina.

Gli chiedo di mamma e papà: scuote la testa e allarga le braccia. Gli ricordo che probabilmente erano al supermercato e lui mi dice sì, lo so, e dovresti vederlo adesso, il supermercato. Vengo presa dallo sconforto, ma lui subito cerca di consolarmi: forse erano per strada e si sono nascosti da qualche parte. È una versione che posso accettare, d’altronde fino a stamattina consideravo potenzialmente morto anche lui.

Non c’è connessione internet qui. Ci sono acqua corrente ed elettricità, e la cosa non mi stupisce, anche se ogni tanto la corrente sembra saltare. Teo pensa ci sia un contatto mal funzionante da qualche parte, ci sta lavorando. È difficilissimo procurarsi del cibo: mi spiegano che finora si sono limitati a forzare le cantine per vedere se qualcuno vi conservava scatolame e in ben sei casi è andata molto bene; ma ora le scorte si stanno esaurendo e ovviamente loro non sono in grado di cucinare lì dentro. Quindi si avventurano all’esterno, di notte, a turno, alla ricerca di qualche orto o di qualche albero da frutto. Muoversi al buio è molto più facile, l’importante è non fare rumore, altrimenti si rischia di fare la fine di Simone. Non voglio sapere i dettagli. Il polverizzatore, invece, come te lo sei procurato?, chiedo a mio fratello.

Questa, mi risponde, è una storia interessante.

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