Capitolo 26

foto capitolo 26

 

 

Aveva fatto rumore, una delle sere in cui era uscito alla ricerca di cibo.

Ma si è nascosto in un angolo buio ancora prima di sentire avvicinarsi il sibilo del disco volante. L’alieno che ne è sbarcato aveva l’aria parecchio confusa. Si è aggirato per qualche minuto senza riuscire a individuare la fonte del rumore, nel frattempo mio fratello era riuscito a cambiare nascondiglio tre volte. E il diavolo, nel buio, gli ha mostrato una delle sue tentazioni: tra le macerie e la spazzatura ammucchiati nel retro di una casa ecco una bella mazza da baseball con palla abbinata. Non sa nemmeno lui perché li ha raccolti. Si è semplicemente limitato ad aspettare che l’alieno gli passasse abbastanza vicino e andasse oltre, dopodiché ha lanciato la palla verso l’altro lato della strada. La palla non è nemmeno caduta: l’alieno l’ha polverizzata mostrando un tempo di reazione degno di un centometrista, ma tra il rumore e i detriti generati non ha sentito arrivare la mazzata sul coppino e a quanto pare il coppino alieno è mooooolto fragile. Mio fratello ha raccolto il polverizzatore di cui la bestiaccia era armata e lo ha puntato verso l’astronave, da cui un altro alieno stava scendendo in soccorso del compagno. E così ha scoperto che il polverizzatore funziona anche se usato da un umano. Nessun altro è sceso. Allora ha raccolto il coraggio a quattro mani ed è salito a bordo ma si è accorto molto in fretta che non sarebbe stato in grado di guidarla (sarebbe stato un ottimo risarcimento per l’automobile), quindi ne è sceso ed è tornato indietro. Per quanto ne sa, il disco è ancora parcheggiato lì. Tutti gli occhi puntano su Botolo e non capisco se vogliano fargli guidare quell’astronave o se vogliano sfondargli la testa. Il poveretto, sentendo l’attenzione su di sé, si accuccia ancora di più contro di me. Lo rassicuro con una carezza. Avere un’astronave di scorta però potrebbe non essere una cazzata. Il problema è che abbiamo un alieno solo. Ma pensa: mai avrei creduto che il piccolo Botolo sarebbe diventato la nostra potenziale arma di distruzione di massa.

Finalmente mi rilasso un po’, se non fisicamente almeno psicologicamente. I ragazzi aprono una confezione di sottaceti trovata nella cantina di chissà chi, e per la prima volta in mesi posso godere dei benefici di una dieta variata. Poi Patrizia e Alberto si accucciano una accanto all’altro in un cantuccio in cerca di un po’ di riposo, mentre Teo si mette ad armeggiare con dei cavi elettrici vicino al contatore. Botolo si accosta a lui incuriosito e lo osserva lavorare ai contatti. Teo non sembra poi così spaventato dall’estraneo, ma dopo qualche secondo lo scaccia con le mani in modo scherzoso; Botolo si allontana leggermente ma viene attirato da alcuni cavi i cui attacchi non sembrano completamente sicuri. Non mi dà il tempo di richiamarlo all’ordine: con un dito tocca un cavo proprio nel punto in cui è scoperto e prende una scossa talmente forte che per un momento le luci si abbassano. E succede una cosa sorprendente: non solo Botolo non sembra aver subito scottature o arresti cardiaci di nessun tipo, ma è cresciuto di colpo di almeno 15 centimetri! Afferro il braccio di mio fratello: anche lui ha notato il cambiamento ma è evidente che non sa bene come gestire l’informazione. Io invece ho una sorta di illuminazione. Se il cervello non mi si sta brasando, forse ho anche capito come fare il culo a questi fottuti alieni di merda.

Oh, sì.

Oh, sì.

Konrad Lorenz aveva ragione. Che figo incommensurabile.

Ho bisogno di una connessione internet. Guardo il mio cellulare: batteria ancora carica, connessione disponibile se porto il mio culo all’esterno delle cantine. Poi posso anche buttarlo nel cesso, non mi servirà più. Mi agito tantissimo, mio fratello non capisce perché.

Ma che cazzo: ho la madre di tutte le informazioni.

Devo dirlo a tutti. Devo dire loro di non staccare la corrente. Devo dire loro di non cercare di ucciderli. Non ha senso, non serve a nulla.

Devo dire loro che possiamo attirarli dalla nostra parte.

Devo dire a tutti come creare la nostra armata personale.

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