Capitolo 38

foto capitolo 38

 

Non siamo inseguiti, per ora. L’alieno rallenta la fuga e inizia la discesa verso terra, fino a fermarsi nei pressi di un raggruppamento di grattacieli miracolosamente rimasti ancora in piedi. È una zona che non conosco, potremmo essere ovunque nel mondo. Poi guardo meglio e mi accorgo che uno dei palazzi è lo Shard di Londra… siamo a Londra? Questa è LONDRA? Mi guardo intorno e vedo un tappeto di macerie. Solo una parte della City è rimasta in piedi: il Gherkin non c’è più, al posto del mercato di Leadenhall c’è una voragine; non vi è nessuna traccia del parlamento e solo sgranando bene gli occhi posso notare in lontananza della ferraglia bianca, che una volta doveva essere il London Eye, emergere dal Tamigi. Che desolazione. Non posso credere che Londra non ci sia più. Camden Lock era uno dei miei posti preferiti al mondo. Quello e CyberDog, il negozio pieno di stronzate cibernetiche.

Il cucciolo porta i motori al minimo, virando lentamente intorno ai palazzi cercando di non farsi notare. Non capisco cosa voglia fare, a parte mimetizzarsi. Poi sullo schermo vedo due oggetti in avvicinamento: sono due dischi volanti che evidentemente stanno effettuando la loro ronda settimanale. Ci accodiamo a loro con nonchalance e voliamo sopra quello che una volta era il centro della città fino a quando non si accende un pallino rosso sullo schermo. Il cucciolo preme proprio in quel punto, come se stesse ingaggiando un bersaglio, e vira insieme agli altri dirigendosi velocemente verso un luogo preciso dietro a quello che potrebbe essere stato Hyde Park. Solo quando ci avviciniamo alla strada vedo delle persone che stanno scappando: devono aver sentito arrivare il sibilo! I due dischi caricano il colpo e noi facciamo lo stesso: “Non vorrai mica sparare a quei poveracci!” gli urlo, ma, quando il nostro colpo parte, abbatte i due dischi senza dare loro il tempo di fare fuoco.

Resto a bocca aperta. Ma sono tutti così? Tutti i nostri cuccioli sono delle macchine da guerra? Non so se sentirmi una madre degenere o essere molto fiera. Riprendiamo il nostro volo, stavolta dirigendoci verso la base. Durante il tragitto l’alieno si avvicina a me e mi tocca il viso con le dita.

 

Perdonami se prima ti ho lasciato sola. Spero tu non abbia avuto paura.

Stavo per farmela addosso, se vuoi proprio saperlo.

Mi dispiace.

Ma cosa è successo? Cosa hai combinato lassù?

Ho cercato uno dei Re e l’ho seguito fino a quando non è rimasto solo. Poi l’ho colpito alle spalle e mentre lui era privo di sensi gli ho letto la mente: è così che ho trovato il codice per attivare l’autodistruzione della flotta di attacco. Ma per quello mi ci è voluto più tempo perché ho dovuto trovare un accesso al computer di bordo che fosse vicino al nostro hangar, e per arrivarci ho dovuto passare molto tempo nascosto.

Beh, bella idea, ha funzionato!

È vero. Ma non sono contento. Una parte dei nostri alleati era a bordo di quelle navi. Inoltre sono sicuro che i nemici faranno di tutto per vendicarsi appena possibile, e nel modo peggiore. Dobbiamo farci trovare pronti.

 

Non atterriamo nell’autorimessa, per il timore di essere inseguiti, ma in uno degli edifici che facevano parte dell’acciaieria, calandoci dal tetto sfondato. Una volta fuori ci guardiamo intorno e, poiché non sembra esserci nessuno in vista, non si sentono sibili e gli uccellini cantano, il cucciolo torna in mezzo ai suoi compagni, mentre io corro verso le cantine; seduto lì fuori trovo mio fratello che evidentemente mi stava aspettando: appena mi vede mi corre incontro e mi abbraccia. Sento che ha il fiatone, doveva essere preoccupatissimo. Mi crogiolo in quelle coccole così rare mentre mi sussurra all’orecchio “Ma cosa avete combinato? Sembrava fossero esplosi i fuochi d’artificio nello spazio!”. Sorrido e lo spingo verso la porta delle cantine, non vedo l’ora di raccontargli cosa ha combinato il mite alienino, ma ci blocchiamo a metà strada: nella porzione di cielo davanti a noi, nel silenzio più totale, un’astronave compare letteralmente dal nulla.

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