Capitolo 39

foto capitolo 39

 

Cos’è questa novità adesso? Ora arrivano così, senza annunciarsi? Le astronavi si materializzano in cielo dal nulla? O era lì già da prima, invisibile? Non mi piace. L’invisibilità non mi è mai piaciuta: è un trucco stronzo. Inoltre sono in un momento di transizione e non apprezzo molto i cambiamenti. Mi destabilizzano. Me la fanno fare addosso.

Per di più questo veicolo è enorme e sembra partorire due dischi voltanti, i soliti, che ovviamente puntano subito su di noi: come scaricare merda in pronta consegna. Maledetti.

Ce la diamo a gambe, in due direzioni diverse, attirando ognuno uno dei dischi (ora, lo so che non è il momento giusto, ma a me scapperebbe la pipì. Oh, sono stata chiusa in un disco volante per ore, ok, non che beva così tanta acqua o mangi così tanta frutta da avere la minzione che va a manetta, però, quando scappa, scappa). Cerco di correre più velocemente possibile, per quanto le forze me lo consentano, verso il posto più lontano dalle cantine nel tentativo di allontanare la battaglia da lì, anche se credo che il nostro abbia smesso di essere un segreto tempo fa. Sento quel rumore di jet in fase di decollo e scarto a destra all’ultimo momento, evitando di finire nella voragine generata dal colpo ma finendo nella scarpata che correva attorno all’acciaieria e che in qualche modo segnava i confini col nostro condominio. Rotolo giù per qualche metro, poi mi rialzo e riprendo a correre ma il disco volante mi è di nuovo addosso. Allora inchiodo di colpo e corro nella direzione esattamente opposta. Gli alieni alla guida del veicolo non si aspettano questa mossa, perdono qualche secondo per invertire la rotta e io ne approfitto per risalire la scarpata in tre falcate e nascondermi dietro un muretto che cela una scala che scende nell’autorimessa (quando eravamo bambini conoscevamo tutti gli accessi più remoti che portavano nei posti in cui i nostri genitori ci proibivano di giocare e l’autorimessa era uno dei più pericolosi, di conseguenza uno dei più gettonati dove passare i nostri pomeriggi estivi); il fatto che il nemico mi abbia perso di vista mi dà modo di controllare la situazione di mio fratello, che per fortuna è più felice della mia: a differenza di me lui è armato di polverizzatore (è sempre stato quello più intelligente tra noi due) e spara come se non ci fosse un domani da dietro un muretto che una volta doveva essere stato parte del condominio accanto al nostro. Ha anche una buona mira, e con un paio di colpi ben piazzati riesce a danneggiare il disco volante così tanto che esso comincia a girare vorticosamente su sé stesso, completamente fuori controllo, per poi schiantarsi al suolo.

Io invece non sono messa così bene: mi ci vuole poco per scoprire che quell’accesso all’autorimessa è parzialmente crollato, quindi inaccessibile. Posso nascondermi lì solo per qualche altro secondo, poi dovrò spostarmi ma non so davvero dove andare. Sento il sibilo sempre più vicino, chiudo gli occhi perché non voglio vedere la morte arrivare, preferisco sentirne solo il rumore, come quando guardi i film dell’orrore: se chiudi gli occhi e separi l’immagine dal suono hai molta meno paura. Respiro profondamente, sperando che la tensione non mi faccia ribaltare lo stomaco. Ecco, li sento, ora so che sono quasi davanti a me, non possono non vedermi. Caricano il colpo. Ok, è fatta. È stato bello, per lo più. L’ultima parte è stata una merda, ma pazienza, è andata così. Chissà se percepirò qualcosa. Magari non farà neanche male.

Il colpo parte e sento rumore di distruzione e detriti, lo spostamento d’aria è fortissimo e mi scaraventa contro il muretto portante della scala, sento una vampata di calore investirmi ma non è così forte da ustionarmi, per fortuna. Riapro gli occhi e vedo il disco crollare al suolo in mille pezzi, dietro di lui un altro disco emerge dal fumo dell’esplosione e si dirige con decisione verso l’astronave da trasporto emersa dal nulla. Comincia a sparare tutti i colpi a disposizione, ma il cargo scompare così come era apparso. Allora il disco compie una velocissima virata, in salita, verso destra, in accelerazione, come se si stesse lanciando al suo inseguimento.

Forse possiamo davvero fidarci di Fred e compagnia. Per lo meno ora abbiamo qualche minuto di tregua. Finalmente posso prendermi qualche secondo per fare pipì.

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