Capitolo 42

Woman Looking at the Sky

Non so come, ma riusciamo a passare una nottata tranquilla. Per la prima volta in mesi dormo per diverse ore. Mi sveglio e mi sento un fiore. Ho una fame che inseguirei a piedi uno gnu per mangiarlo vivo e crudo, ma sono un fiore. Anche gli altri sembrano ben riposati. Forse, per un complicato meccanismo psicologico, ci sentiamo più tranquilli e quindi riusciamo a riposare meglio; o forse è la rassegnazione riguardo alla nostra certa e prematura morte. Chissà. Mi stiracchio, inforco gli occhiali e penso che mi piacerebbe tanto bere un tè in questo momento. Magari quello che avevo bevuto in un’adorabile caffetteria di Silver Lake, California. Un tè al gelsomino buonissimo, leggermente balsamico, lo zucchero di canna era la morte sua. Sorseggiarlo al tavolo guardando altri clienti entrare e uscire, genitori che si fermano per prendere un caffè da portar via mentre il bimbo si agita nel passeggino, ragazzi che scrivono chissà cosa sui loro laptop, l’attore in incognito che indossa gli occhiali da sole e il berretto ma si vede lo stesso che è lui e che è più bello del sole.

Bei tempi, cazzo. Decido di lasciar perdere la nostalgia e di prendere un po’ d’aria.

Esco e già sulla porta vengo colta da una sensazione strana. Non capisco cosa sia, è una sorta di disagio di cui non riesco a individuare l’origine. Mi guardo attorno ma non mi sembra di vedere alcunché di insolito. C’è il sole e la giornata è fresca. Muovo qualche passo per sgranchirmi le gambe, probabilmente sono solo paranoica. Però no, c’è davvero qualcosa che non va. Eppure nulla si muove nei nostri cieli e non sento nessun sibilo in avvicinamento. Poi capisco: è il silenzio. C’è un silenzio tombale. Non sono solo gli uccellini che hanno smesso di cinguettare, sembra proprio che anche la Terra abbia smesso di girare. I miei passi quasi rimbombano, sembra di essere finiti in un mondo parallelo. È inquietante. E l’inquietudine aumenta esponenzialmente non appena cerco di aumentare la sensibilità delle mie percezioni.

Mi sento osservata.

È la situazione che mi spaventa di più: sapere che qualcuno che vuole farmi del male è vicino a me, tanto da potermi tenere sotto controllo, mentre io non so dove egli si trovi e di conseguenza non so come difendermi. Continuo a scrutare i paraggi sperando di trovare la sorgente di questa sensazione, ma non vedo alcun elemento risolutore. Mi piacerebbe andare dai cuccioli per chiedere loro cosa sta succedendo, ammesso che lo sappiano, ma sinceramente non ho il coraggio di muovermi. Sento che diventerei un facile bersaglio se dessi evidente segno della mia presenza. Un ninja, devo rimanere ninja.

Forse mi sto facendo prendere dalla suggestione ma, tutte le volte in cui sono stata colta da una sensazione strana, c’è sempre stato un motivo valido. Le antenne settate su “pericolo” non hanno sbagliato quasi mai.

Alcune nuvole mi passano sopra la testa. Non proiettano la loro ombra a terra. Deve esserci qualcosa tra loro e il suolo. Qualcosa mi immenso, invisibile e silenzioso. Quella cosa mi sta guardando, lo so. Sta aspettando il momento migliore per attaccare. Non so perché non lo stia facendo ora, poi capisco: stanno prendendo posizione nei punti strategici. L’assalto inizierà solo quando saranno tutti pronti, quindi potrebbe essere in qualunque momento. Fred ha ragione, sarà qualcosa di grosso. Si stanno preparando per la battaglia finale. E noi cinque poveri sfigati con le nostre pistolette di merda.

La porta alle mie spalle si apre, non so chi dei ragazzi stia uscendo, ma porto un braccio all’esterno per bloccarne il passaggio, per non farlo parlare, per non farlo respirare. Infatti si ferma e anche lui si mette in ascolto. Poi mi sento afferrare per la maglietta e trascinare indietro. Allora non sono solo io a provare questa sensazione. Sento la porta delle cantine riaprirsi. Impugno il polverizzatore e moooooolto lentamente arretro per rientrare. Chiudo la porta, poi mi volto e vedo che tutti i miei compagni si stanno armando fino ai denti. Afferro il coltello da carne e, sempre polverizzatore alla mano, mi accovaccio accanto alla porta.

Non importa quanti sono e quanto siano armati e cattivi. In ogni caso non dobbiamo lasciare che sparino per primi.

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2 thoughts on “Capitolo 42

  1. rabb72it ha detto:

    Verrebbe da chiedere chi era l’attore con occhiali e cappellino, ma sei troppo impegnata ora. 😉

  2. ninettavostra ha detto:

    Non fare domande a cui non posso rispondere 😉
    Però quel tè lo sto bevendo anche ora (ne ho comprato una confezione e me la sono portata a casa).

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