Capitolo 43

foto capitolo 43

 

Dopo un paio d’ore succede qualcosa di strano. Sentiamo un leggero bussare alla porta delle cantine, come una carezza. È strano, non dovrebbe esserci nessuno fuori, e non abbiamo sentito arrivare nessun disco volante. Ci guardiamo e non sappiamo cosa fare. Poi mio fratello prende in mano la situazione e apre la porta di qualche centimetro, tenendo pronto il polverizzatore, ché non si sa mai. Dà un’occhiata veloce fuori e vedo la sua espressione cambiare. Mi avvicino a lui e apro un po’ di più la porta per  sbirciare. Effettivamente la scena che ci si para davanti è inaspettata: tutti i nostri cuccioli, che non sono pochi, sono fuori dalla porta.

Vorremmo chiedere che succede, ma non ce ne danno nemmeno il tempo: uno di loro entra un po’ prepotentemente e gli altri, uno alla volta, lo seguono, andando a occupare i corridoi e le stanze, insomma tutto il labirinto che costituisce le cantine. Non riesco a contare quanti ne entrano, ma sono davvero tantissimi. Siamo un po’ spaesati, non capiamo questa mossa, e sui nostri volti si disegna un gigantesco punto interrogativo mentre l’ultimo alieno che riesce a entrare chiude la porta. Ne restano fuori qualche centinaio e me ne dispiaccio, perché sembra proprio che stiano cercando rifugio qui dentro, quindi non posso fare a meno di domandarmi cosa succederà a chi non è riuscito a entrare, ma forse è una domanda retorica.

Beh, la nostra base ora è un po’ affollata. Sono abbastanza sicura che loro sappiano qualcosa che noi non sappiamo. Nessuno di loro ha mai fatto qualcosa senza uno scopo preciso: se sono qui dentro, devono avere un buon motivo.

La spiegazione non tarda ad arrivare: dopo qualche minuto sentiamo un sibilo in lontananza e una fortissima esplosione a cui segue rumore di lamiere che crollano, e improvvisamente mi è tutto chiaro: hanno appena distrutto l’acciaieria, il luogo in cui li tenevamo nascosti. Devono aver ricevuto la soffiata da qualcuno e sono venuti qui a nascondersi, ottima mossa, peccato sia leggermente sputtanante. Si sentono altre esplosioni, per fortuna in lontananza, ma non dura molto: dopo qualche secondo ecco il rumore dei polverizzatori che sparano all’impazzata, e sono vicinissimi! La tensione sta salendo a una velocità impressionante. Vedo Patrizia stringere la propria arma talmente forte che le nocche le diventano bianche. Teo sposta il peso da una gamba all’altra, non riesce a stare fermo. Alberto e mio fratello sembrano conservare una certa calma, ma conosco mio fratello e so che sta solo aspettando di essere abbastanza carico per poi scatenarsi. Beato lui, a me stanno sudando tantissimo le mani, in condizioni normali mi farei schifo da sola. Cerco di asciugarmele sui jeans ma in pochi secondi tornano a essere viscide come polipi. Ora gli spari sono praticamente fuori dalla porta, se non sapessi che fuori ci sono i nostri a fare il loro dovere penserei di essere sotto un bombardamento.

Mio fratello mi guarda intensamente, ed è uno sguardo che non mi piace. Di colpo afferra la maniglia della porta, ma uno dei cuccioli che è accanto a lui gli stringe una spalla per trattenerlo. Gli poggia una mano sul braccio per convincerlo che non è ancora il momento, poi si gira verso il contatore e stacca la luce.

Bene.

Non è esattamente la situazione in cui avrei mai sperato di trovarmi nella vita: al buio, circondata da esseri di un altro pianeta, solo una porta a dividermi da una guerra. Ma bisogna rimanere positivi. Forse c’è di peggio. Mi chiedo cosa possa esserci, di peggio. Potrebbe piovere.

I bombardamenti e gli spari continuano per minuti, poi sento del movimento all’interno delle cantine: sono i nostri alieni che premono per uscire! Senza alcun preavviso, quello che aveva trattenuto mio fratello spalanca la porta e tutti i cuccioli si riversano fuori, come un fiume in piena, e appena all’esterno si mettono a sparare all’impazzata.

Li lasciamo uscire tutti, poi stringiamo le armi in pugno e ci lanciamo fuori.

Così comincia.

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