Capitolo 45

foto capitolo 45

 

Non c’è tempo di farsi prendere dallo sconforto: spariamo tutti all’impazzata, come se non ci fosse un domani, ora che sappiamo bene come fare a distinguere il nemico. Nel giro di qualche secondo è il delirio. Ci sono alieni ovunque, i dischi volanti sono talmente tanti da oscurare il cielo, molti esplodono colpi ad alzo zero, molti altri vengono abbattuti e si schiantano al suolo, quindi oltre a cercare di non farci brasare le chiappe dobbiamo anche fare attenzione a cosa piove dal cielo. Uno di questi si sfracella su un gruppo di alieni che erano stati appena scaricati a terra da un altro disco, che pure viene danneggiato e non riesce più a decollare. I suoi occupanti decidono di scendere a terra ma vengono polverizzati subito da Alberto che è più veloce di loro. Intanto un paio di alieni si avvicinano troppo all’ingresso delle cantine ma non hanno nemmeno il tempo di poggiare le zampacce sulla maniglia della porta: Patrizia di fionda su di loro armata di una mazza che non so come le sia finita tra le mani e li ricopre di bastonate in preda a una furia che non le ho mai visto esprimere. Quella ragazza mi fa paura, meglio tenersela buona. La vedo piazzarsi davanti alla porta delle cantine, estrarre il polverizzatore dalla tasca dei jeans e agitare la mazza in modo minaccioso. Non lascerà passare nessuno, lo so, a costo di vendere cara la pelle. Comunque alcuni cuccioli si avvicinano subito a lei per darle man forte nel proteggere la nostra base che ormai, per quanto ci riguarda, è l’ultimo luogo sicuro che ci è rimasto su tutto il pianeta.

In mezzo alla confusione ci vuol poco a non capire più chi sta colpendo cosa, e infatti a turno smettiamo di sparare per aspettare che qualcuno dei nostri venga polverizzato e la loro controparte malvagia si metta a ululare. Durante una di queste pause Teo mi afferra per un braccio e mi ricorda che anche noi abbiamo un disco volante a disposizione: potremmo utilizzarlo per sorprendere il nemico e fare danni più consistenti. Buona idea. Cerco tra la folla il piccolo alieno che con una sola mossa era riuscito a danneggiare mezza flotta nemica, ma non lo vedo. Potrebbe essere già morto. O forse sono solo io che non sono in grado di distinguere una faccia dall’altra (e questa non solo è l’opzione più probabile ma è anche quella in cui spero di più). Nel dubbio afferro il braccio di uno dei cuccioli che si trova lì vicino e gli intimo di seguirci. Mi metto a correre verso il luogo dove avevamo parcheggiato il veicolo facendo strada polverizzando chiunque mi si pari davanti con un’aria troppo minacciosa, mentre Teo ci copre le spalle.

Non ricordavo che fosse così distante, ci mettiamo un’eternità ad arrivarci procedendo a colpi di polverizzatore, calci e pugni, poi ci nascondiamo al riparo di un muretto aspettando che la confusione intorno a noi si plachi leggermente, dopodiché avanziamo strisciando lungo le mura del condominio cercando di dissimulare la nostra presenza finché riusciamo a correre dall’altra parte della strada e a buttarci dietro una siepe. Sembra che nessuno ci abbia visto, che nessuno ci stia seguendo. Speriamo. Ci dirigiamo verso l’edificio accanto all’acciaieria dove siamo atterrati l’ultima volta ma, una volta lì, scopriamo che esso è parzialmente crollato. Il disco comunque si trova ancora là sotto, non sappiamo quanto sia danneggiato ma il cucciolo si fa strada tra le macerie e sale a bordo senza esitazione, quindi lo seguiamo. Lo schermo luminoso si accende non appena il nostro alieno entra in plancia, lui preme un paio di punti e il disco si mette in moto. Il problema è che non ci muoviamo. Che il freno a mano sia tirato? Poi capisco che sono le stesse macerie dell’edificio a bloccarci: qualche trave deve essere crollata e probabilmente è finita sopra la nostra astronave impedendole di sollevarsi. Il cucciolo non si perde d’animo e aumenta la potenza dei motori: tutto vibra, dopo qualche secondo ci alziamo da terra e ci spostiamo lateralmente cercando di liberarci dai calcinacci e dai resti dell’edificio, ma senza troppi risultati. Stiamo perdendo troppo tempo, là fuori sta infuriando una guerra e noi siamo qui impegnati a gestire le briciole. L’alieno deve leggermi nella mente, o forse si stufa e basta, fatto sta che carica un colpo che distrugge quello che resta del capannone e finalmente il nostro disco decolla a velocità elevata verso il campo di battaglia, pronto a ingaggiare i primi nemici.

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