Capitolo 46

foto capitolo 46

 

Ma non spariamo nemmeno un colpo.

L’alieno guida il disco schivando colpi e astronavi, comincio a pensare di aver scelto l’extraterrestre sbagliato: un incapace o, peggio, un nemico. Anche Teo mi guarda con aria interrogativa e non posso che allargare le braccia. Procediamo apparentemente a caso mantenendo una certa distanza dalla battaglia in corso, fino a quando una grossa luce verde compare sullo schermo. È allora che l’alieno accelera di colpo puntando in una direzione ben precisa, dove però non c’è nulla. Non c’è niente da fare, proprio non riesco a capire come ragioni questa gente, nemmeno dopo mesi di frequentazione forzata.

Poi davanti a noi appare dal nulla un’astronave gigante, sul cui fondo si aprono delle feritoie dai cui escono decine di dischi volanti. Ecco a cosa stiamo puntando. Ma, ancora una volta, l’alieno non spara e manovra il nostro velivolo in maniera sfuggente, fino a quando, con nostra grande sorpresa, riesce a infilarsi all’interno dell’astronave attraverso una delle feritoie un attimo prima che questa si chiuda.

Siamo dentro, fantastico. E ora?

Ora sì che inizia il casino. Carichiamo diversi colpi e facciamo fuoco senza dare al nemico il tempo di reagire. L’alieno spara su tutto quello che si muove, senza pietà, come fosse un robot. Preme dei pulsanti sullo schermo e la nostra arma principale diventa una specie di mitragliatrice. Siamo circondati da esplosioni, urla e dischi volanti che vengono abbattuti non appena accennano a decollare. Seppur preda dell’esaltazione, mi rendo conto di due cose: la prima è che l’astronave gigante che stiamo cercando di distruggere dall’interno ha dei finestroni da cui si vede chiaramente che non siamo più sulla Terra, anzi, siamo già nello spazio e ci stiamo dirigendo a gran velocità verso una delle astronavi madre rimaste illese dall’attacco dell’altro cucciolo. La seconda è che, se davvero finiamo lì dentro, non solo saremo circondati, ma saremo anche nella merda. Che diavolo, volevo sferrare un colpo pesante, non tentare il suicidio come se niente fosse. Ma proprio l’alieno kamikaze dovevo andare a scegliere?

“Dobbiamo uscire da qui!”, urlo, ma il cucciolo non sembra ascoltarmi. Anche Teo si rende conto della situazione e lo sento sussurrare “oh, merda”. Continuiamo a sparare all’impazzata col chiaro intento di fare più danni possibile. Quando ormai siamo a pochi chilometri dall’astronave madre e questa apre un portellone per lasciare entrare il velivolo che stiamo disperatamente cercando di abbattere dall’interno, ci accorgiamo che questo non vola più in linea retta ma comincia a traballare come se fosse in stallo. Non butta bene per niente. Afferro il cucciolo per le spalle e, visto che non sono stata chiara la prima volta, lo scuoto violentemente e gli urlo in faccia “PORTACI FUORI DA QUI!”. Teo ci divide e l’alieno torna ai comandi. Finalmente lo vedo puntare a una falla nello scafo, proprio davanti a noi, e fare fuoco su quella per allargarla. Alla buon’ora! Scusate se ho una crisi isterica, eh? Intanto l’astronave madre si avvicina sempre di più, ed è sempre più chiaro che non riusciremo a centrare la porta di ingresso. A furia di colpi la falla finalmente si apre tanto da permetterci di passare, acceleriamo per uscire e ci infiliamo nel portellone dell’astronave madre un attimo prima che il resto della nave da trasporto si schianti incontrollata sulla fiancata, sbarrando la nostra unica via di fuga.

Non so perché, ma ho come l’impressione che la situazione non sia cambiata.

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