Capitolo 48

foto capitolo 48

 

Non riesco più a fare nulla. Non riesco a parlare. Non riesco a pensare. Ho la mente talmente vuota che non riesco nemmeno ad andare nel panico,  cosa che a questo punto sarei legittimata a fare.

Mi limito a osservare quello che accade intorno a me. Teo dietro di me, aggrappato alla parete destra, gli occhi vitrei e l’espressione rassegnata. Il cucciolo che continua instancabilmente a premere punti ben precisi sullo schermo per evitare… per evitare cosa? Non spara più nessuno. Fuori sembra che tutto si stia sbriciolando. Ormai nessuno fa più caso a noi. L’ambiente che ci circonda vortica sempre più velocemente, e sempre più velocemente precipitiamo verso l’oceano. Insieme ai detriti dovuti al collasso della struttura, compaiono fiamme sulla superficie esterna: stiamo entrando negli strati più densi dell’atmosfera e stiamo prendendo fuoco.

Il cucciolo sembra non aspettare altro: spara tutto quello che ha verso uno dei punti dello scafo che dà segni di cedimento e una grossa falla si spalanca davanti a noi. Immediatamente usciamo dall’astronave madre, ma le fiamme che la circondano non ci abbandonano: siamo una palla di fuoco che schizza nell’atmosfera. L’alieno cerca freneticamente di correggere la situazione. L’inclinazione dell’assetto migliora e rallentiamo percettibilmente, finché le fiamme scompaiono. Poi cambiamo rotta e ci dirigiamo di nuovo su Milano, abbandonando l’astronave madre al suo destino e sperando che il suo tuffo nell’Atlantico non generi uno tsunami devastante.

Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo che sentiamo un botto provenire dal nostro disco. Per un attimo pensiamo che ci stiano seguendo e sparando addosso ma dopo breve verifica no, non siamo inseguiti. È solo che il velivolo non regge più. Oh beh. Non per vantarmi ma mi sono trovata in situazioni peggiori. Guardo fuori e vedo la costa della Spagna sotto di noi.

“Ce la facciamo fino a Milano?”, chiedo al cucciolo. Annuisce. Se è tranquillo lui, buona camicia a tutti.

Ma prendo la situazione sotto gamba: per atterrare effettuiamo una serie di circonvoluzioni tese a farci raggiungere la velocità più bassa possibile. Inizialmente non capisco il perché di tutte queste manovre, poi faccio mente locale: deve essersi sfasciato il sistema di atterraggio! Grandioso. Tutto questo casino per morire schiantata al suolo perché i freni non vanno. E la situazione si complica ulteriormente quando arriviamo nei pressi della battaglia che avevamo abbandonato qualche ora prima.

A giudicare da quello che vediamo dall’alto sembra che Fred non sia affatto giunto con la cavalleria. Il combattimento però sta infuriando, segno che non ci siamo ancora arresi. Alcuni dischi volanti atterrano e scaricano alieni armati fino ai denti. Ed è proprio a loro che il cucciolo punta con il nostro disco: manovra fino a sfiorare il terreno, poi lascia che il velivolo strisci a terra e in derapata investa tutti gli alieni che sono appena sbarcati. Per noi all’interno la botta è fortissima, anche perché dopo i primi cinquanta metri il relitto comincia a rotolare su sé stesso e noi con lui. Ci fermiamo solo perché andiamo a sbattere contro un muretto. Il cucciolo è il primo a rialzarsi, si porta ai comandi, apre il portellone ed esce. Io ho bisogno di qualche secondo per rendermi conto di essere miracolosamente illesa, poi mi rialzo e lo rincorro perché, cazzo, non può mica cavarsela così. Non appena esco dal disco lo afferro per le spalle, lo volto verso di me e gli urlo in faccia “Tu sei pazzo, hai capito? TU-SEI-PAZZO!” e poi il poveretto mi evapora tra le mani. E non vengo polverizzata anche io solo perché qualcuno mi afferra per le spalle e mi trascina via: è Teo che, per fortuna, sembra essere tornato in sé, peccato che zoppichi un po’. Si è anche ricordato di prendere uno dei nostri polverizzatori dall’interno del disco, quindi copre la mia fuga random sparando a tutto quello che si muove.

Ho bisogno di un’arma. Corro tra cuccioli, esplosioni, nemici e istintivamente mi dirigo verso l’unico posto dove posso trovarla e mi ci infilo dentro alla disperata. Sento la porta di ingresso delle cantine chiudersi violentemente alle mie spalle. Mi volto pensando che Teo sia con me, ma non c’è. Qualcuno mi ha chiusa qui dentro. Improvvisamente la luce va via.

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