Capitolo 49

foto capitolo 49

 

Bene. Molto bene. È tutto nero. Avere gli occhi aperti o chiusi è esattamente la stessa cosa. Fuori le esplosioni continuano. Spero che Teo sia al riparo, o insieme agli altri.

Qualcuno, o qualcosa, emette un leggero grugnito, è lontano ma il suono rimbomba nelle cantine. Non riesco a valutare quanto sia distante. Non so quale direzione prendere, che cosa fare, se stare ferma come un ninja… porto le mani alle tasche, ma non ho polverizzatori con me. Benissimo. Sono ufficialmente nelle canne. Mi accosto al muro. Potrei cercare di raggiungere comunque l’uscita, se faccio abbastanza silenzio la cosa che è entrata potrebbe passarmi accanto e non percepire la mia presenza. Ma è difficilissimo, mi bastano due passi per capire che il minimo fruscio qui dentro rimbomba. Meglio restare immobile per non dare nessun indizio della mia presenza. Dio, spero che qualcuno si accorga che manco all’appello là fuori e venga a cercarmi qui. Ora, però, non dopo essere stata accoppata. Moooooolto lentamente tasto il muro  per capire cosa c’è intorno a me, finché percepisco una rientranza, forse una colonna portante. Mi ci accovaccio accanto. Se la creatura non usa un visore a infrarossi avrà meno probabilità di trovarmi se procede a tentoni tenendo i suoi tentacoli all’altezza della mia testa.

Non faccio in tempo a finire di formulare questo pensiero che sento un leggero soffio d’aria incontrare il mio viso. È vicinissimo. Smetto di respirare. Cavoli, quanto è silenzioso… se non mi fossi spostata ci saremmo letteralmente scontrati. È molto più ninja di me, chapeau. Peccato non avere un’arma a portata di mano, questo sarebbe un ottimo momento per polverizzarlo o massacrarlo di mazzate.

Non so dire se sia passato oltre o se si sia fermato davanti a me perché percepisce la mia presenza. La tensione sta per uccidermi. Sento emettere un altro piccolo grugnito e l’essere che lo ha emesso si sposta. Conto fino a dieci, poi il più silenziosamente possibile mi alzo in piedi e muovo due passi verso l’ingresso della cantina. Ma al secondo passo calpesto qualcosa di metallico, non so cosa, fatto sta che faccio rumore e la bestiaccia reagisce subito cercando di afferrarmi, mi divincolo e comincio a correre nell’oscurità, senza sapere dove sto andando. Sento che l’alieno mi insegue, i suoi passi sono pesanti; deve essere disarmato, altrimenti ora sarei già polvere. Tendo le mani davanti a me appena in tempo per incontrare un muro, decido di dirigermi a destra sperando che sia la scelta corretta, ma percorro solo qualche metro e poi vengo investita dal mostro che mi è letteralmente saltato addosso, urlo in preda al terrore, giro su me stessa, non riesco a scrollarmelo di dosso, non so più dove sto andando, sento che mi alita sul viso, che cerca di mordermi il collo, gli afferro la testa con le mani per cercare di tenerlo lontano dalla mia faccia e accelero prendendo una direzione a caso fino a quando la sua capoccia non è la prima cosa che sbatte contro il muro. La botta è fortissima, la bestiaccia lascia subito la presa e crolla a terra. Anche io devo riprendermi e fare mente locale, ma è inutile: non so più da che parte è l’ingresso di questo labirinto, sono sola con il Minotauro, qui; un Teseo con le tette e sprovvisto di filo. Maledizione.

Beh, intanto decido di allontanarmi dall’alieno che nel frattempo ansima e si agita, c’è tempo per il secondo round. Vorrei tanto non farmi inseguire, ma è difficile non farsi sentire se hai il fiatone. Dire che i miei battiti sono accelerati è poco: ho in circolo tanta di quella adrenalina che potrei raggiungere la luna con un salto. Devo assolutamente cercare di calmarmi, recuperare il mio atteggiamento ninja, procedere a passo leggerissimo, smettere di respirare, altrimenti mi troverà nel giro di qualche secondo. Infatti lo sento muovere qualche passo incerto alle mie spalle, allora mi fermo e mi volto. Stavolta voglio essere pronta, non deve cogliermi di sorpresa.

Poi qualcuno apre la porta delle cantine, illuminando brevemente l’ambiente e portando al loro interno le urla e il rumore delle esplosioni del combattimento. La porta si richiude subito, ma mi dà sufficiente tempo per vedere l’alieno davanti a me, pronto ad attaccarmi, aggrappato al soffitto a testa in giù.

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