Capitolo 50

foto capitolo 50

 

Spero che, chiunque sia entrato, stia venendo ad aiutarmi, perché io qui sarei un attimo nella merda.

Non vedo niente, sono disarmata e il bastardo sta per attaccare, ed è un bastardo che a quanto pare se ne frega della forza di gravità. Maledetta evoluzione che ha dato all’uomo il pollice opponibile ma lo ha privato di strumenti di difesa. Degli artigli alla Wolverine e un pungiglione alla Re Scorpione ora mi farebbero molto comodo. Non so nemmeno dove siano le palle di un alieno, altrimenti lo riempirei di calci proprio lì.

Ricapitolando: la porta è alle mie spalle. L’alieno è davanti a me. E poi c’è qualcun altro qui, di cui non conosco né le intenzioni né l’aspetto. Sembra che la mia situazione non sia migliorata.

Chiudo gli occhi e cerco di concentrarmi sui rumori: il mio sistema uditivo esclude quelli che vengono dall’esterno e si focalizza su quello che c’è intorno a me. Sento il mostro respirare. Non sento l’altro intruso avvicinarsi. Ok, un problema alla volta. Al minimo rumore l’alieno davanti a me mi salterà addosso. Se nemmeno lui ci vede, posso cercare di fregarlo. Sollevo lentamente un piede e mi slaccio la scarpa; poi con un movimento velocissimo la scaglio verso di lui e corro nella direzione opposta. Non solo sento la scarpa colpirlo e il tonfo del suo corpo sul pavimento ma anche il suo ringhio di frustrazione. Prende a rincorrermi, quando di colpo le luci si accendono: mi copro gli occhi con un braccio e mi lancio a terra prima che chiunque possa afferrarmi, ma sento lo sparo di un polverizzatore e penso che sia la fine, invece no: sollevo la testa e non appena i miei occhi si adattano alla luce vedo un alieno armato davanti a me e… nient’altro. Il mostro è andato, pace all’anima sua. Il mio alleato mi fa un cenno con la testa, poi con una mano mi invita a seguirlo all’esterno. Recupero velocemente la scarpa, la infilo e lo seguo.

 

All’esterno la situazione è peggiore di quanto pensassi: non ricordo tutte queste macerie. Ho la leggera sensazione che il nostro rifugio sia definitivamente compromesso. In cielo c’è il delirio: dischi volanti che si attaccano tra di loro; astronavi madri che appaiono ogni 10 secondi per scaricare altri dischi e poi sparire in un battito di ciglia; relitti che cercano di rimanere in aria ma poi si schiantano a terra. Cerco con gli occhi i miei amici, sono gli unici che posso riconoscere, visto che al momento la confusione regna sovrana e avendo perso i punti di riferimento mi è impossibile distinguere l’alieno buono da quello cattivo. Mi accorgo che Teo sta sparando all’impazzata da dietro un muretto che una volta delimitava il confine tra il giardino condominiale e l’acciaieria. Non vedo Alberto e Patrizia. E nemmeno mio fratello.

L’alieno che è uscito con me mi cede il suo polverizzatore e si allontana. Mi abbasso e, costeggiando il muro, mi dirigo verso Teo, sparando a tutti gli alieni ululanti che incontro. Prendo la rincorsa, scavalco il muretto e per poco non finisco addosso a mio fratello, che è nascosto lì dietro e sta tenendo Alberto tra le braccia. Il poveretto non se la sta cavando bene: come dire… gli manca un braccio e da quel lato del corpo la ferita è talmente estesa che gli si intravedono le costole. Ansimando sussurra qualcosa che non riesco a capire. Mio fratello mi guarda con occhi vitrei e scuote la testa. Non so cosa fare e mi sento in colpa per essere rimasta intrappolata nelle cantine quando qui fuori c’era bisogno di me.

Teo urla il mio nome, ho come un risveglio e mi affianco a lui sparando a tutti gli alieni che emettono quel fastidioso lamento o che si avvicinano a noi puntando un’arma. In un breve momento di pausa chiedo a Teo dov’è Patrizia e la risposta è “polverizzata”. Mi guardo intorno, sconvolta. Se Fred non arriva in fretta siamo fregati. Mio fratello si affianca a noi e anche lui si mette a sparare. Alberto è sdraiato alle nostre spalle, non respira più. Dio, che rabbia. Mi si riempiono gli occhi di lacrime. Anche mio fratello ha lo sguardo furente, deve averne le palle piene quanto me. Ci guardiamo negli occhi e in un attimo la decisione è presa. Scavalchiamo il muretto e ci buttiamo in mezzo alla mischia sparando all’impazzata. Teo ci urla di non farlo, ma poi lo sento esclamare “Oh, macheccazzo!” e dopo un paio di secondi lo vedo accanto a me, polverizzatore nella destra, spranga nella sinistra, mentre cerca di fare fuori più nemici possibile.

Questo pianeta è troppo piccolo per due razze diverse. Stavolta, noi o loro.

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One thought on “Capitolo 50

  1. rabb72it ha detto:

    …sai che fa uno strano effetto mettere il mi piace ad una cosa che mi ha fatto venire i brividi… già, ma forse è proprio per quello che mi è piaciuta.
    Al prossimo capitolo.

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