Epilogo

 

Nessuno ha sentito il mio urlo di disperazione quando mia sorella è stata uccisa.

Nessuno l’ha sentito perché è stato coperto dall’urlo che tutti i nostri cuccioli hanno emesso all’unisono, un rumore terribile che conteneva il dolore di centinaia di persone che vedono uccidere la propria madre.

Nonostante condividessimo lo strazio, loro hanno ripreso a combattere con più furore di prima, mentre io non sono più riuscito a sparare un colpo. Intorno a me c’era il delirio ma a me non importava più di nulla. Continuavo a fissare il punto in cui mia sorella si trovava fino a qualche momento prima, sperando che fosse tutto uno scherzo, che ricomparisse e venisse a dirmi “Mi sono rotta le palle, andiamo a casa che ti faccio una pasta”.

Non so quante volte Teo mi ha scrollato le spalle. Aveva bisogno di me, ma io non c’ero più. Non potevo credere di averla persa per davvero.

Nel frattempo è arrivato Fred. Ne ha fatto, di rumore. È piombato sul nemico con una furia impressionante, col supporto di migliaia di dischi volanti che hanno ingaggiato la battaglia più cruenta della storia. Non hanno avuto pietà per nessuno: c’è stato un momento in cui distruggevano le astronavi nemiche non appena si materializzavano. Teo ha dovuto trascinarmi al riparo o qualcuna di loro mi avrebbe sicuramente travolto. Mentre lui osservava la scena, io fissavo il vuoto. Mi sono risvegliato solo quando mi ha afferrato per la maglia e scuotendomi mi ha urlato “È finita, Anto! È finita! Abbiamo vinto!”. Aveva le lacrime agli occhi ed emetteva ululati di gioia. Nessuno sparava più.

I dischi sono volati via portando i cuccioli superstiti con sé, forse a ingaggiare battaglia da qualche altra parte, e poi è stato solo silenzio. Un silenzio che è andato avanti per giorni e che sapeva di serenità.

Abbiamo sentito di nuovo quel sibilo dopo quasi una settimana: era Fred che veniva a comunicarci che la guerra era finita, l’invasione annullata, il nemico distrutto. Ci avrebbero aiutato nella ricostruzione delle nostre città e poi se ne sarebbero andati, con la promessa di tenerci sempre d’occhio però: volevano evitare che qualcun altro cercasse di mettere le mani su questo piccolo pianeta che è la nostra bellissima casa.

Per questo siamo qui oggi, a distanza di due anni da quella mitica battaglia finale: per celebrare la nuova alleanza umano-aliena e per salutarci, speriamo definitivamente.

Ci incontriamo lì dove una volta si trovava un condominio in cui c’era un piccolo monolocale, e dove ora abbiamo creato una piazza, Piazza dell’Alleanza, al centro della quale sta per essere inaugurato un monumento. Fred arriva con una rappresentanza aliena piuttosto numerosa, si avvicina a me e con un gesto della mano mi invita ad andare con lui verso il centro della piazza, insieme togliamo il telo che ricopre la statua ed eccola lì: mia sorella ha finalmente il viso sereno dietro i suoi occhiali da miope e sorride teneramente al piccolo alieno che sta tenendo per mano, che abbiamo cercato di rendere il più possibile somigliante a Botolo (non è stato facile, ‘sti alieni sembrano tutti uguali).

I compagni di Fred mi sorprendono emettendo un mugolio triste e nostalgico, poi chinano il capo e si coprono il viso con le mani. Deve essere una qualche espressione di dolore e ricordo che non conosco. Poi Fred mi guarda e il suo viso si modifica in quel ghigno che ormai ho imparato a identificare come un sorriso. Mi poggia le mani sulle spalle e mi abbraccia. È gesto molto umano, ma anche un po’ imbarazzante. Glielo spiegherò la prossima volta, forse.

Li guardo risalire sull’astronave e decollare verso un posto sconosciuto in chissà quale parte dell’universo. Il loro disco volante è seguito da molti altri, li vedo in lontananza uscire tutti insieme dalla nostra atmosfera. Teo mi raggiunge e mi dà un’amichevole manata sulla spalla. Anche se è difficile, dobbiamo riuscire a godere di questo momento. Dopo tanta sofferenza e dolore, dopo aver visto morire le persone a noi più care, dopo aver perso ogni speranza, ora è il momento di riprendere nelle nostre mani quello che con violenza ci era stato strappato.

Ora possiamo ricominciare a vivere. 

 

 

 

p.s. al 31 per ringraziamenti e crediti!

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3 thoughts on “Epilogo

  1. yetbutaname ha detto:

    sì, ma quando la narratrice ha potuto scrivere l’atto finale? mi resta misterioso
    ciao

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